ALEULIVO

ALEULIVO

Povera Italia!

Benvenuti nel mio sito, un blog ulivista che mai ha nascosto il suo pieno sostegno all'azione politica di Romano Prodi.
Un blog che condanna con durezza la corruzione di chi ha deciso la fine anticipata della legislatura e ha riconsegnato il nostro Paese in mano a Berlusconi e alla destra.
Un blog di chi da anni ha sostenuto con convinzione il progetto che ha portato alla nascita del Partito democratico.
Su questo blog rivendico il diritto di dichiararmi di centrosinistra senza trattini.

E' questo il blog di chi crede nelle primarie come metodo da utilizzare SEMPRE per selezionare i nostri rappresentanti.
E' questo il blog di chi non condivide l'alleanza elettorale e politica con chi non rappresenta le nostre idee, quelle che hanno fatto crescere l'Ulivo e nascere il PARTITO DEMOCRATICO!

Guardiamo con orgoglio al nostro ULIVO perchè quell'esperienza non deve essere dimenticata:
L'ULIVO è nato per rinnovare la politica italiana
L'ULIVO è ciò che unisce laici e cattolici!
L'ULIVO è una risposta alla domanda di stabilità
L'ULIVO è giustizia sociale
L'ULIVO è tutela dell'ambiente
L'ULIVO è lotta all'evasione fiscale
L'ULIVO è rispetto per la Costituzione
L'ULIVO è partecipazione civile
L'ULIVO siamo noi che ci abbiamo creduto da dodici anni... non quelli che oggi bussano alla porta del PD per chiedere comode poltrone!

L'ULIVO E' IL PARTITO DEMOCRATICO CHE VOGLIAMO

L'ULIVO NON E' CONFINDUSTRIA

L'ULIVO NON E' IL PARTITO RADICALE

L'ULIVO NON E' DIVISIONE IDEOLOGICA SU TEMI ETICI


L'Ulivo e' forte, resistente, ben radicato nella sua terra. E` l'albero di un'Europa mediterranea, che conosce il mare e la montagna, la pianura, i laghi e le colline. Ama il sole e ... RESISTE all'inverno. (Romano Prodi, 6 marzo 1995)




VIVA L'ULIVO! VIVA ROMANO PRODI!





Vogliamo una VERA OPPOSIZIONE DEMOCRATICA contro le porcherie di Berlusconi!






22/06/2009

3 SI DI CUI NON MI PENTO
Lo ammetto, si è vero... la maggioranza degli italiani non la pensa come me.

A prescindere dalle idee di ciascuno, che rispetto, credo che oggi abbiamo tutti avuto la dimostrazione che in Italia la maggioranza delle persone non è interessata a modificare l'attuale legge elettorale ribattezzata dal suo stesso autore come una "porcata".
Sarò presuntuoso ma sostengo l'ipotesi che se ciò è avvenuto lo dobbiamo principalmente al fatto che in questo caso l'ignoranza l'abbia fatta da padrona.

Ammetto che l'istituto del referendum abrogativo così come disciplinato attualmente ci sta dimostrando la sua completa inefficienza. Da un lato si richiedono poche firme per forumulare un quesito (500.000), dall'altro si pretende che il 50% + 1 degli aventi diritto si rechino a votare talvolta su argomenti di una certa complessità.

Le ragioni dell'insuccesso di questi tre quesiti referendari è da ricercare in una molteplicità di ragioni che qui di seguito cercherò di elencare in modo oggettivo:

1) a distanza di due settimane da amministrative ed europee molti elettori non votano di nuovo per pigrizia. Sarebbe stato possibile accorpare i referendum alle scorse elezioni con un notevole risparmio anche economico, ma una forza di governo (leggi Lega), temendo di perdere il potere di "ricatto" nei confronti del PDL e minacciando la crisi ha ottenuto ciò che voleva.

2) periodo estivo. Anche se il clima di questi due giorni è stato molto simile a quello autunnale, in realtà il 21 e il 22 giugno è un periodo in cui diverse persone sono già in ferie e quindi di fatto non possono votare

3) ignoranza della materia. Le leggi elettorali sono per loro natura strutturate in maniera complessa. Capire i meccanismi che le regolano richiede talvolta interesse, studio o quantomeno un grado di cultura tale da saper comprendere il loro significato e le possibili conseguenze derivanti da una loro modifica. Molte persone, specialmente le più anziane, non riescono a interpretare il senso di una legge elettorale e piuttosto che votare al referendum senza avere un'idea precisa delle sue ragioni si astengono.

4) i mezzi di informazione hanno di fatto oscurato l'evento. Al di là degli spot istituzionali che si sono ripetuti in questi ultimi tre, quattro giorni, ciò che è davvero mancato è stato un dibattito in prima serata che mettesse in evidenza il referendum di fronte all'opinione pubblica. Solo in pochissime occasioni si è dedicato spazio ai promotori e solo negli ultimi giorni in seconda serata. Alcuni tg hanno di fatto oscurato l'evento, concentrando tutta l'attenzione sui ballottaggi che si svolgevano in contemporanea.

5) partiti dell'astensione. La schiera dei partiti astensionisti era folta e numerosa. Dall'estrema destra all'estrema sinistra passando per l'Udc, ciascuno aveva indicato ai propri elettori il consiglio di non votare. Per paura di perdere la possibilità di comandare di fatto con un 2 o 3%, facendo leva su un potere di veto sproporzionato rispetto al loro peso, hanno condizionato trasversalmente un sacco di persone.

Concludendo. I miei tre SI sono stati inutili, ma tornassi indietro ripeterei ciò che ho fatto poiché la mia scelta è stata ragionata. E' vero, probabilmente lasciando il "porcellum" con le sole correzioni del referendum senza ulteriori modifiche i benefici sarebbero stati molto ridotti, ma pur sempre meglio di niente. Non dico questo da persona "di parte" ma da ex studente di scienze politiche. Lo dico con la convinzione che in Italia ci sia bisogno di una serie di riforme che portino finalmente all'eliminazione del bicameralismo perfetto e ad una governabilità compatibile con la rappresentatività.
Ritengo indegno del nostro Paese la presenza di candidature multiple e di liste bloccate fatte di persone nominate dall'alto dalle segreterie dei partiti, legate esclusivamente a quest'ultime e non all'elettorato che dovrebbero rappresentare.
Sono favorevole al bipolarismo, che non significa obbligatoriamente bipartitismo.
Chi vince ha il diritto di governare per tutto il mandato senza che una piccola minoranza interna ne possa condizionare continuamente l'operato con ricatti e veti. D'altro lato è giusto che chi perde sia comunque presente e adeguatamente rappresentato; che il potere di controllo e di vigilanza dell'opposizione venga sempre assicurato e che le regole istituzionali vengano obbligatoriamente prese di comune accordo tra il numero maggiore possibile di forze politiche come accaduto nel 1946 in sede di Assemblea costituente.

Non mi pare di chiedere cose assurde. Trovo però difficoltà ad esprimere questi concetti in quanto ci sono in giro troppi sordi che non ascoltano o fingono di non ascoltare. Troppi ascoltano i loro "guru" che li guidano... desautorandoli della libertà di coscienza in nome del disimpegno e del menefreghismo.
Se è questo che vogliamo, andiamo pure avanti così, sperando però di non pentircene mai.

Alessandro


scritto da: alebnn alle ore giugno 22, 2009 22:42 | link | commenti
categorie: politica, referendum, , attualità, quorum, legge elettorale, guzzetta
03/05/2009

Due pesi e due misure di fronte alla morte: le atroci conseguenze delle guerre

Oggi la notizia è apparsa, ma è stata sostanzialmente messa in secondo piano. Che volete che sia, in fondo si è trattato di un "tragico incidente". Già, perché così ci vogliono far pensare i signori che controllano l'informazione. Come si può accusare dei Nostri soldati di aver ucciso una ragazzina tredicenne e aver ferito i suoi zii? Semplicemente dicendo che è stata una disgrazia come ne capitano tante. Io che da sempre sono contro le guerre, cerco di guardare il fatto con occhi diversi, più critici e mi immagino cosa poteva essere se succedeva il contrario. Supponiamo per assurdo che uno di noi italiani percorra a visibilità ridotta una strada pattugliata da un esercito straniero venuto formalmente per liberarci da una dittatura. Immaginiamo che venga aperto il fuoco e muoia una persona innocente. Cosa diremmo? Forse li giustificheremmo? Non credo proprio.
Se accadesse una cosa simile a noi, certamente saremmo qui a lamentarci. Quando invece capita ad altri, sostanzialmente ce ne freghiamo. La nostra ottusa mentalità ci impedisce di ribellarci alle atrocità delle guerre. Non ci rendiamo conto della gravità di episodi come quello appena avvenuto, e il tutto perché chi è rimasto vittima non era un "eroe italiano".
La nostra ottusa mentalità ci impedisce di imporre ai nostri governanti di rispettare sempre e comunque l'articolo 11 della Costituzione italiana laddove recita: "l'Italia ripudia la guerra".
Perché se davvero il nostro esercito è in missione in Afghanistan per aiutare nella ricostruzione spara alle automobili ed uccide? Qualcuno mi risponderà che si sarà trattato di un eccesso di difesa, del timore che si trattasse di un'auto con a bordo dei terroristi. Bene. Se così fosse, allora a quei soldati della mia età che hanno sparato vorrei rivolgere un appello sincero: "ragazzi, se avete paura, se per difendervi siete costretti ad uccidere chi non ha colpe abbiate il coraggio di rinuciare all'incarico e dite ai vostri comandanti che non ve la sentite più. Nessuno vuole vedere di nuovo cerimonie come quelle dopo l'attentato a Nassirya. Nessuno chiede a voi di sacrificarvi, non ci interessano "eroi", piuttosto ritornate a casa. Avete di fronte a voi una vita da vivere. Non buttatela via. Rinuciate alle armi. Smettetela una volta per tutte di andare all'estero a sparare a chi ha la sfortuna di passare per la vostra strada".

Alessandro


scritto da: alebnn alle ore maggio 03, 2009 21:35 | link | commenti
categorie: politica, afghanistan, guerra, , medioriente, polemica, italiani, militari
01/05/2009

BUON PRIMO MAGGIO A TUTTI

I LAVORATORI ITALIANI!

by

Ale


scritto da: alebnn alle ore maggio 01, 2009 15:54 | link | commenti
categorie: 1 maggio
25/04/2009

Francesco de Gregori
La storia siamo noi

[da "Scacchi e tarocchi", 1985]

 

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso
Siamo noi questo prato di aghi sotto al cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi,
siamo noi queste onde nel mare,
Questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da raccontare.
E poi ti dicono: “Tutti sono uguali,
Tutti rubano alla stessa maniera”
Ma è solo un modo per convincerti
A restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone
La storia entra dentro le stanze, le brucia,
La storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi.
Siamo noi che scriviamo le lettere
Siamo noi che abbiamo tutto da vincere e tutto da perdere.
E poi la gente - Perché è la gente che fa la storia -
Quando si tratta di scegliere e di andare
Te la ritrovi tutta con gli occhi aperti
Che sanno benissimo cosa fare:
Quelli che hanno letto milioni di libri
E quelli che non sanno nemmeno parlare;
Ed è per questo che la storia dà i brividi,
Perché nessuno la può cambiare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
Siamo noi, bella ciao, che partiamo
La storia non ha nascondigli,
La storia non passa la mano.
La storia siamo noi,
Siamo noi questo piatto di grano.

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BUON 25 APRILE A TUTTI GLI AMICI DEMOCRATICI

da

Ale

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scritto da: alebnn alle ore aprile 25, 2009 08:35 | link | commenti
categorie: politica, , de gregori, 25 aprile, la storia siamo noi
15/04/2009

Epurazioni si... referendum nel giorno delle elezioni no.

IL RICATTO DI BOSSI HA FUNZIONATO... Ma la cosa più triste è che

la gente continua a votarli...

Prima o poi apriremo gli occhi, speriamo non sia troppo tardi.

 

Alessandro


scritto da: alebnn alle ore aprile 15, 2009 22:34 | link | commenti
categorie: politica, propaganda, abruzzo, referendum, , censura, berlusconi, lega, vauro, santoro, governo, sprechi, terremoto, anno zero
11/04/2009

Pasqua 2009

In Abruzzo la terra continua inesorabilmente a tremare. Ieri è stato il giorno di lutto nazionale e vivo è nelle nostre menti il pensiero per coloro che hanno perso la vita, parenti, amici, l'abitazione che avevano ora è crollata spezzando progetti e sogni... Quella gara di solidarietà che ha subito coinvolto la politica, il mondo dello sport, la società civile italiana ci aguriamo che vada ad alleviare il dolore delle popolazioni così terribilmente colpite e provate. Noi italiani siamo un popolo che in situazioni di normalità purtroppo a volte non esprime il meglio di sé. Talvolta siamo egoisti, poco inclini all'accoglienza, intolleranti o poco solidali verso chi ha di meno. Di fronte alle difficoltà però i fatti ci dimostrano che sappiamo reagire e farci carico magari anche solo con un piccolo contributo delle difficoltà altrui. Sarà così anche questa volta; lo sarà in corrispondenza della Pasqua di resurrezione che quest'anno assume un sapore particolare, vuoi per questo terribile evento naturale, vuoi per la crisi economica che incombe e sta colpendo molti uomini e donne che di recente hanno perso il proprio posto di lavoro e che si pongono interrogativi sul proprio futuro. Questa Pasqua deve assumere, per credenti e non un sapore di riscatto. Deve darci la forza di andare avanti con impegno, metterci a servizio del prossimo, affermare gli ideali di solidarietà e di giustizia, di onestà e di pace. Per questa ragione auguro a tutti una serena Pasqua del Signore dedicandovi queste parole sempre attuali di un cantante, di un poeta, di un uomo vero di nome Guccini:

"Ma penso

che questa mia generazione

è preparata

a un mondo nuovo e una speranza

appena nata,

ad un futuro che ha già in mano

a una rivolta senza armi

perché noi tutti ormai sappiamo

che se Dio muore è per tre giorni

e poi risorge.

In ciò che noi crediamo

Dio è risorto

in cio che noi vogliamo

Dio è risorto,

nel mondo che faremo

Dio è risorto"!

 

Alessandro

 


scritto da: alebnn alle ore aprile 11, 2009 12:41 | link | commenti
categorie: politica, sport, religione, abruzzo, pensiero, , pasqua, guccini, solidarietà, terremoto, dio è morto
06/04/2009

 

Terremoto: Obama invia le condoglianze

Messaggio alle famiglie italiane colpite dal sisma

(ANSA) - ANKARA, 6 APR - Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha inviato le sue condoglianze alle famiglie italiane colpite dal terremoto.Obama ha aperto la sua conferenza stampa ad Ankara col presidente turco Abdullah Gul inviando la sua solidarieta' con le vittime del terremoti in Italia. ''Desideriamo porgere le nostre condoglianze alle famiglie italiane colpite dal terremoto. Ci auguriamo che l'invio dei mezzi di soccorso riesca a minimizzare i danni per le vittime'', ha detto Obama.

tratto da: http://www.ansa.it/site/notizie/regioni/abruzzo/news/2009-04-06_106338349.html


scritto da: alebnn alle ore aprile 06, 2009 21:24 | link | commenti
categorie: abruzzo, , attualità, terremoto, condoglianze, ankara, obama

Terremoto a L'Aquila: decine le vittime e migliaia gli sfollati

La terra ha tremato nel buio, alle  3:32 e la forza distruttiva della scossa, di magnitudo 5,8 - un  livello che corrisponde all'ottavo-nono della scala Mercalli -  ha devastato l'Aquila e i piccoli centri attorno al capoluogo  abruzzese, portandosi via almeno 150 vite umane. Le urla degli abitanti e gli schianti dei crolli hanno  spezzato il buio, ma solo le prime luci del giorno hanno
mostrato gli effetti del terremoto: case venute giù come se  fossero di carta velina. Alla fine della giornata i morti  stimati sono 150 e almeno 1.500 i feriti, ma con l'alta  probabilità che si tratti di un bilancio - purtroppo - assolutamente  provvisorio. Si poteva evitare questa tragedia? Da gennaio la terra tremava a ripetizione, l'ultima scossa pesante la scorsa settimana: erano state chiuse anche le scuole. Ma l'appello dei cittadini, le loro preoccupazioni, sono rimaste lettera morta. E ora si contano i morti.

Devastati tanti piccoli centri, oltre al capoluogo  che pare colpito da un bombardamento: Paganica, Camarda,  Tempera, San Demetrio nei Vestini, Castelnuovo. A Onna, il centro a pochi chilometri dall'Aquila che è il  più danneggiato, è la disperazione: «A Onna siamo in 350.  Finora avrò contato una cinquantina delle persone che conosco,  ancora vive», ha riferito un uomo che risiede nella frazione dove stamani le prime bare sono state allineate su un prato.   Nel capoluogo i crolli hanno interessato tutte le zone della  città sei ragazzi sono stati estratti vivi dalla Casa dello  studente, ma un loro collega è ancora disperso.

Un po' ovunque giù cupole di chiese e campanili: crollata la  parte absidale della Basilica di S. Maria di Collemaggio, della
cupola di Giuseppe Valadier della chiesa delle Anime Sante, del  campanile della chiesa di San Bernardino. Crollato parzialmente  anche il transetto del Duomo dell'Aquila. «Nessuno sarà lasciato da solo», è la promessa del  premier Silvio Berlusconi che ha definito l'accaduto come «una tragedia senza precedenti», dopo aver raggiunto L'Aquila  ed aver sorvolato in elicottero l'area colpita dal sisma. Subito  dopo ha presieduto a Roma la sedua del Consiglio dei ministri  che ha conferito «i poteri di attuazione degli interventi d'emergenza» al sottosegretario Guido Bertolaso. «Per i primi giorni sono stati stanziati 30 milioni di euro di fondi immediati, in attesa di quantificare giovedì le risorse  strutturali», ha spiegato Berlusconi in diretta tv. Di soldi, però, non c'è ancora traccia. Non subito, almeno.

Fin da subito si sono mossi i soccorsi coordinati dalla protezione civile, ma dalle aree del terremoto si sono levate
anche critiche: «Dove sono gli aiuti? E le tende?» chiede qualcuno a Onna, lamentando di essere rimasti per ore senza
contatti con i soccorritori.  Alcuni centri sono delle vere e proprie città fantasma. E nelle tante abitazioni lasciate vuote dalla fuga notturna sono già avvenuti i primi arresti per sciacallaggio. A riferirlo è stato il capo della polizia, Antonio Manganelli, secondo quanto riportato dal sito della stessa polizia di Stato: »Ho visto arrivare nella tendopoli adibita a questura - ha spiegato
Manganelli - degli arrestati sorpresi mentre rubavano nelle case  abbandonate. È una triste consuetudine«.E   Intanto ci si prepara alla prima notte dopo il terremoto, una notte fredda e di pioggia che ha cominciato a cadere sugli sfollati per i quali si stanno predisponendo le tendopoli o crecando migliaia di posti letto negli alberghi lungo la costa.  A L'Aquila in tantissimi si apprestano a trascorrete la notte  nelle auto parcheggiate in piazzali o comunque in aree lontane  dagli edifici: la paura non è passata e la scossa del tardo pomeriggio di magnitudo 4.1 fa ricordare che il terremoto è ancora lì, in agguato, ancora una volta nella notte.

06 aprile 200

scritto da: alebnn alle ore aprile 06, 2009 21:18 | link | commenti
categorie: abruzzo, , attualità, aquila, disastro, vittime, terremoto

04-04-2009 Manifestazione CGIL  a Roma: ecco alcune foto che ho fatto:

 

 

foto by Alessandro


scritto da: alebnn alle ore aprile 06, 2009 21:16 | link | commenti
categorie: politica, roma, lavoro, , manifestazione, cgil, 4 aprile
03/04/2009

Cgil, tutto pronto per la manifestazione Franceschini: «In piazza anche io»

Tutto pronto la Circo Massimo che accoglierà la manifestazione della Cgil. Quaranta treni speciali, due navi e 4.800 pulmann per far arrivare a Roma sabato 4 i lavoratori e i pensionati che parteciperanno alla manifestazione nazionale indetta dalla Cgil per chiedere "un modo più maturo, più democratico e più civile" di affrontare la crisi, come ha detto il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani.

Alla manifestazione parteciperà anche Dario Franceschini.  L'annuncio è stato dato dallo stesso Franceschini durante una conferenza stampa nella sede del Pd. «Vorrei usare le parole di Gordon Brown : laddove c'è un lavoratore, un povero o un disoccupato lì ci deve essere un progressista: e quindi domani sarò in piazza».

Franceschini precisa poi che così come domani sarà con la Cgil, allo stesso modo «andrò alle manifestaizioni della Cisl e della Uil che reclamano misure per risolvere i problemi di chi perde il lavoro». Il Pd, aggiunge Franceschini, sarà «a tutte le manifestazioni che denunciano la totale inadeguatezza delle misure che il governo italiano sta prendendo per fronteggiare la crisi rispetto a tutti gli altri governi del mondo». «Continuerò a dire - aggiunge - che noi aspettiamo che il prima possibile arrivi di nuovo un luogo unitario del sindacato e che prevalga ciò che unisce piuttosto che ciò che divide». Il leader Pd precisa che domani «non ci sarà una delegazione ufficiale del Pd o un'adesione formale, che non ci sono state richieste, ma ci saranno molti parlamentari del Pd, come me, che condividono il taglio della manifestazione che chiede misure al governo».

«Ho rispetto per chi va in piazza. Ma credo che la politica non sia la rincorsa ai cortei degli altri. Andando in piazza domani non credo che Franceschini aggiungerà moltissimo alla protesta. Temo invece che toglierà più di qualcosa all'autonomia del Pd. Lo considero un errore politico da matita rossa e blu» ha detto il senatore del Pd Marco Follini.

«Domani torna in piazza l'Italia che non crede agli spot di Berlusconi, l' Italia che più sta pagando questa crisi e chiede interventi veri per chi il lavoro lo ha perso o lo sta perdendo, per i precari, per chi ha una pensione misera, per chi lotta contro le vecchie e nuove povertà» ha detto Marina Sereni, vicepresidente dei deputati PD. «La manifestazione della Cgil al Circo Massimo di Roma è un richiamo all'esecutivo perchè smetta di giocare con le parole e trovi le risorse vere per gli ammortizzatori sociali, gli affitti, gli aiuti alle aziende che investono in innovazione e sviluppo e hanno difficoltà nell'ottenere finanziamenti.

«Mi sembra come lo sciopero contro la pioggia, cioè contro una crisi che ha una dimensione globale» ha affermato il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi. «Credo che ci sia tanto pregiudizio e che la gente non lo capisca, se non una minoranza ideologizzata e politicizzata, che troverà un motivo di incontrarsi per protestare contro la pioggia. I luoghi di lavoro, soprattutto nel pubblico impiego - ha concluso - credo saranno pieni, non certo svuotati da questo in parte sciopero».

Questo governo non ha ancora capito la gravità della crisi, continua ad affrontarla con interventi rabberciati o di puro illusionismo. Ha appena ottenuto la fiducia sul cosiddetto 'decreto incentivì, insufficiente e tardivo con il quale ha regalato tempo e soldi agli agricoltori che hanno violato la legge superando le quote latte».  «Mi auguro che Berlusconi sappia ascoltare e non giochi ancora una volta a dividere le forze del lavoro - conclude - Da parte del PD un impegno continuo perchè le organizzazioni sindacali affrontino insieme il grave momento economico superando le pur legittime diversità di approccio su singoli temi».

Anche se «con un tasso di politicità maggiore rispetto agli altri sindacati», oggi «la Cgil interpreta un malessere reale». L'ex segretario della Cisl e oggi deputato Udc, Savino Pezzotta, «guardare con attenzione» alla manifestazione di domani della Cgil per «capire quanto condensa del malessere sociale».

«Ci sono anche ragioni sindacali - sottolinea -. È indubbio che il governo non abbia dato una risposta adeguata alla crisi che investe il mondo del lavoro e che non abbia una politica di sviluppo». Sul «no» alla riforma della contrattazione, Pezzotta dice invece che la Cgil avrebbe dovuto essere «più flessibile».

Il problema, conclude, non è che la Cgil organizzi da sola una manifestazione, ma che il sindacato non sia unito davanti ai lavoratori. I partiti? «Dovrebbero restare fuori dalle manifestazioni sindacali».

03 aprile 2009
E SE CI SARA' FRANCESCHINI... COME POTREI MANCARE IO????
NEI PROSSIMI GIORNI UN AMPIO RESOCONTO CON FOTO E COMMENTI
Ale

scritto da: alebnn alle ore aprile 03, 2009 20:47 | link | commenti
categorie: politica, roma, lavoro, , sindacati, manifestazione, cgil, franceschini, gordon brown, 4 aprile
22/03/2009

In 150 mila a Napoli, Don Ciotti: mafiosi fermatevi

di Enrico Fierro

E alla fine ragazzi e ragazze da tutta Italia hanno deciso di smentire don Luigi Ciotti. Non erano in centomila, come lui aveva previsto, ma molti di più. Centocinquantamila. Un lungo serpentone colorato che dalla rotonda Diaz occupava tutto il lungomare fino a Piazza del Plebiscito. Piena zeppa in tutti i suoi angoli, come ai concerti, molto di più che ai raduni dei partiti, anche quando non tutto il corteo aveva finito il suo percorso e con pullman ancora bloccati all'uscita dell'autostrada. Ad aprire la lunga sfilata i protagonisti di questa giornata straordinaria, l'anima e la coscienza di questo poderoso movimento che è Libera. L’avaro vocabolario italiano li classifica come «familiari delle vittime di mafia», ma non basta. Sono padri, mamme, mogli, figli, ognuno di loro ha perso un pezzo di cuore che nessuno gli restituirà più nella interminabile guerra che le mafie hanno dichiarato all'Italia onesta. Sono cinquecento e sono quelli che hanno deciso, come dice con commozione e rispetto don Luigi Ciotti, di trasformare il dolore intimo in rabbia e voglia di lottare.

Volti e storie
C’è Gilda Ammaturo, suo padre Antonio era capo della Squadra mobile negli anni Ottanta nella Napoli devastata dal dopoterremoto, dalle Brigate Rosse, dalla camorra e dalla malapolitica. Lo ammazzarono insieme al suo unico agente di scorta, Pasquale Paola. Anche lei, dopo anni di dolore e grazie a Libera, ha elaborato il lutto, lo ha trasformato in impegno civile. Le mani di Mario Congiusta sono coperte da guanti bianchi, mostra il palmo con la scritta «certezza della pena». Suo figlio Gianluca fu ucciso a Siderno dalla mafia del pizzo. In vita sua Mario mai avrebbe immaginato di marciare in un corteo, ora è qui, va nelle scuole, parla di boss e 'ndrangheta, scrive su Facebook, raccoglie adesioni. Alessandra Clemente è una ragazza giovane è bella, sua madre si chiamava Silvia Ruotolo, uccisa dalla camorra a soli 39 anni. Se un giorno le avessero detto che avrebbe parlato nella sua Napoli davanti ad una marea di persone venute da tutta Italia e da almeno 30 paesi del mondo, non ci avrebbe creduto. «Ci dobbiamo arrabbiare, noi siamo l'Italia pulita dobbiamo pretendere il cambiamento» - dice prima di finire in lacrime nella braccia forti di don Tonino Palmese, sacerdote e anima di Libera in Campania.
Mille storie, mille volti un'unica tragedia. Che 14 anni fa un prete senza tonaca, Luigi Ciotti, insieme ad altri preti decise di organizzare. Partirono in pochi ed hanno costruito un movimento che ha radici in tutta Italia. Non è solo il ricordo, importante, delle vittime a mobilitare migliaia di persone, ma la volontà di costruire un Paese più giusto e unito, unico antidoto contro le mafie. Lo dice don Luigi chiudendo la manifestazione e guardando dal palco lo striscione degli operai della Fiat di Pomigliano. «Lavoro, dignità sociale, da qui inizia la lotta alla mafia».

I soldi della mafia
Lo dicono persone diverse tra loro come Piero Grasso (capo della procura nazionale antimafia) e Nichi Vendola, governatore della Puglia. Il magistrato: «Con la crisi economica i capitali delle mafie diventano più potenti e forti». Vendola: «Nel Sud deperiscono i diritti..». Insieme ai giovani provenienti da Torino (1500) si mescolano i ragazzi di Polistena (Calabria), un giovane russo, Ilya Politkovkaja, il figlio di Anna, la giornalista uccisa («Nel mio Paese una manifestazione del genere non sarebbe permessa») e i migranti di Castelvolturno. Uno di loro dal palco ricorda i sei fratelli massacrati dal terrorismo dei “casalesi”. «Siamo insieme a voi per chiedere giustizia». Legalità è la parola più pronunciata.
Magistrati, politici e amministratori sul palco (ci sono Bassolino, la Iervolino, Polverini, segretaria dell'Ugl, Luigi de Magistris, Giancarlo Caselli) ascoltano silenziosi. Nessuno di loro pronuncerà discorsi, tutti, anche Roberto Saviano, leggeranno i nomi delle 500 vittime di mafia. Don Ciotti lancia l’appello ai boss, ai killer e ai loro complici. «Fermatevi, la vostra non è vita. Fermatevi perché vi aspetta la galera, vi toglieremo i vostri beni e alla fine non vi resterà nulla...»

22 marzo 2009

scritto da: alebnn alle ore marzo 22, 2009 09:44 | link | commenti
categorie: politica, mafia, idee, napoli, , camorra, saviano, don ciotti
18/03/2009

La fine di A.N.

So bene che queste sono cose di casa altrui... non dovrebbero essere nemmeno prese più di tanto in considerazione, non è che ci interessino un gran che, ma un breve pensiero lo meritano. Alleanza Nazionale sta per essere fagocitata da Forza Italia. Il prossimo 27 marzo il cosiddetto "PDL" farà definitivamente scomparire il partito creato da Fini sulle ceneri dell'MSI, a sua volta erede del tristemente famoso Partito Nazionale Fascita.
Questa mossa, a differenza di quanto avvenuto per il Partito democratico dove di fatto non esiste un leader carismatico, avverrà in quanto Berlusconi ha deciso di "comprarsi" letteralmente An.
La cosa positiva, guardandola dal nostro punto di vista è che gli elettori di Alleanza Nazionale verranno privati definitivamente del loro simbolo, e a quanto pare ci sono e ci saranno alcuni scontenti. Vuoi da una parte gli uomini di destra che malvolentieri confluiranno nel Partito popolare europeo, vuoi i berluscones che da mesi non fanno altro che criticare Fini perché in qualità di presidente della camera cerca di comportarsi in maniera imparziale e a loro tutto ciò non sta bene.
Di certo è improbabile che al Partito democratico la fine di A.N. porti alcun tipo di  contributo elettorale. Forse non subito, ma con il passare del tempo forse l'astensionismo dei postfascisti oggi elettori di A.N. potrebbe essere un'arma determinante. Staremo a vedere.
Per il momento limitiamoci a dare l'estremo saluto ad un partito che pur con tutti i difetti, con tutte le sue immancabili contraddizioni e la sua spesso mal celata intolleranza verso gli stranieri ha di fatto contribuito alla nascita del bipolarismo in Italia.
Fra poco cari "camerati" non esisterete più... diventerete uomini agli ordini del Cavaliere, fedeli sostenitori dell'impunità per i furbi, membri del partito azienda di Mediaset, procacciatori di voti di Dell'Utri, Previti e prescritti vari.
Se a voi sta bene tutto ciò, fate pure ma non dite che non vi avevamo avvisato.

Addio A.N.    (senza rimpianti).

Alessandro


scritto da: alebnn alle ore marzo 18, 2009 20:45 | link | commenti
categorie: politica, , destra, berlusconi, forza italia, alleanza nazionale, fini, fascisti, an
10/03/2009

COSA SI NASCONDE DIETRO LE DIVISIONI TRAI SINDACATI?

Un punto su cui riflettere.

Nel giorno dell'incarico, il neo segretario Franceschini ebbe modo tra le altre cose di affermare la necessità dell'unità sindacale.
In effetti la frattura tra CISL, UIL da una parte e CGIL dall'altra è quantomai evidente e con il tempo pare assumere dimensioni preoccupanti soprattutto alla luce dell'ultimo accordo fatto in maniera separata con il governo in materia di contrattazione.

Non intendo qui entrare nel dettaglio degli aspetti economici di tale accordo firmato il 22-01-2009 dato che si tratta di una materia complessa e probabilmente sarebbe inutile dibattere sulle differenze degli indici di riferimento per gli adeguamenti contrattuali.
Per chi volesse segnalo un link dove trovare il testo integrale di esso:
http://www.uiltrasporti.it/file-news.asp?IDNews=2170

Tralasciando gli aspetti più tecnici, credo piuttosto che sia doveroso conoscere e riflettere su un punto in particolare, che di fatto rappresenta un attacco frontale ai diritti dei lavoratori.
Di questo punto purtroppo non parla nessuno:

Si tratta del punto 16 che recita quanto segue: " per consentire il raggiungimento di specifiche intese per governare, direttamente nel territorio o in azienda, situazioni di crisi o per favorire lo sviluppo economico ed occupazionale, le specifiche intese potranno definire apposite procedure, modalità e condizioni per modificare, in tutto o in parte, anche in via sperimentale e temporanea, singoli istituti economici o normativi dei contratti collettivi nazionali di lavoro di categoria".

Se ho ben interpretato (e a tal proposito invito chi la pensasse diversamente a correggermi), da esso discenderebbe la possibilità che con i contratti integrativi si possa derogare anche in modo peggiorativo i contratti nazionali di categoria, mediante modifiche che colpiranno soprattutto i lavoratori delle piccole aziende, poco sindacalizzate e di fatto senza una vera contrattazione di secondo livello. Tutto tenderà ad essere legato alla produttività e si utilizza l'alibi della crisi economica per togliere poco alla volta diritti ai lavoratori.

Vorrei capire quale sia stata la convenienza di accettare un simile ricatto del governo da parte della CISL e della UIL. Non riesco nemmeno a comprendere la sostanziale inerzia del Pd su questo tema.

Se qualcuno ha delle risposte in merito o spunti di riflessione è invitato a contribuire con idee e commenti.

Grazie

Alessandro


scritto da: alebnn alle ore marzo 10, 2009 16:42 | link | commenti
categorie: politica, lavoro, sindacato, , attualità, cisl, precariato, governo, cgil, inflazione, contratti, uil , stipendi
07/03/2009

A tutte le donne, ma in particolare alle amiche democratiche un grande augurio che l'8 marzo sia non solo la festa simbolica di un giorno, ma il rispetto e la pari dignità delle donne siano affermate 365 giorni l'anno.

Alessandro


scritto da: alebnn alle ore marzo 07, 2009 21:33 | link | commenti
categorie: donne, sesso, , festa, 8 marzo, pari dignità
28/02/2009

 

Segretario da consumarsi preferibilmente entro il 31-10-2009


Pare uno slogan satirico invece così non è. La maggioranza dell'assemblea del Partito democratico di sabato 21 febbraio ha deciso in questo modo. Il segretario si fa subito, ma si applica la scadenza, un po' come ai prodotti alimentari. Veltroni si è dimesso, si è scusato, non ha spiegato i motivi politici del suo insuccesso, ma ai dirigenti che contano nel Pd va bene così; non si cerca un cambiamento autentico, non si fa autocritica, semplicemente si sceglie di sostituirlo con il suo vice. Sia chiaro che Franceschini è certamente una persona valida, nessuno lo contesta dal punto di vista umano perché non ce ne sono ragioni. Anche dai suoi primi interventi da segretario è apparso sicuro di sé, non impaurito e di questo gliene va reso merito. Ciò che semmai va evidenziato è il modo con cui è stato scelto di non scegliere. La vicinanza delle elezioni europee e amministrative sarebbe stata una grande occasione di dibattito, non un ostacolo per procedere ad un vero rinnovamento. Forse i tempi sarebbero stati stretti, ma di certo quel rischio poteva essere corso poiché quella era l'occasione per riavvicinarci ai cittadini, confrontarci, capire il motivo degli ultimi insuccessi. Invece no, si prosegue sulla stessa strada, salvo qualche ripensamento come la cancellazione del fantomatico “governo ombra”. Non c'è da stupirsi più di tanto. E' logico che sia così; il segretario del Partito democratico in base allo statuto viene scelto attraverso le elezioni primarie, ma le medesime primarie sono sostanzialmente pilotate dai dirigenti che di fatto grazie al loro apparato riescono ad imporre le proprie scelte. Che Bersani sia il futuro leader del Pd lo sappiamo già oggi, così come due anni fa sapevamo che avrebbe vinto Veltroni. Dato per scontato tutto ciò (senza nulla in contrario a Bersani, che è persona valida e competente), il problema del Partito democratico come si può evincere sta tutto nella incongruenza con il suo nome stesso. Democratico? Siamo sicuri? Ma se nei fatti il Pd è una scientifica spartizione di seggi, cariche e amministratori tra Margherita e Ds; se per volti nuovi si scelgono i rampolli di imprenditori con enormi conflitti di interessi come Colaninno, davvero possiamo definirci democratici? Caro Franceschini, il problema è tutto qui. Se voi siete riusciti a rimanere in politica è solo perché gli italiani di centrosinistra volevano un partito nuovo, non era sufficiente la sommatoria dei vostri ex partiti. Se il Pd è nato è solo grazie all'impegno del popolo delle primarie, è solo grazie alla speranza che qualcosa nella politica italiana si riuscisse a rinnovare. E voi? Vi siete chiusi in mille correnti, saltando però tutti sulla barca del Pd e in nome della spartizione di poltrone avete tutti appoggiato Veltroni salvo poi non far altro che litigare. In pochi ricordano ancora il “discorso della cicoria” di Rutelli, quando lui e Marini volevano a tutti i costi boicottare il disegno unificatore di Prodi e degli ulivisti. Alla fine non ci riuscirono, ma poi contando sul fatto che la memoria di molte persone è corta, sono ancora oggi in prima linea a dettare legge. Il Pd, malgrado gli oligarchi non lo vogliano ammettere, è nato esclusivamente per dare anche all'Italia un vero partito socialdemocratico riformista che avesse una linea comune sui principali temi etici, economici, sociali e di politica estera. Era necessario trovare una sintesi e per far questo dovevano essere messe da parte le vecchie ideologie novecentesche per sostituirle con idee nuove che poggiassero su valori e radici comuni a tutti. Laddove si avallano scelte scellerate come quelle della segreteria Veltroni di imbarcare dentro le proprie liste contemporaneamente i teodem fondamentalisti come la signora Binetti e i radicali anticlericali e ultraliberisti significa due cose: o capirci poco di politica, o prendere in giro i propri elettori. Che poi Veltroni abbia avuto difficoltà ad imprimere una linea definita al partito a causa delle correnti e dei battibecchi interni è verissimo, nessuno lo nega, così come nemmeno lui dovrebbe negare che la sua elezione a segretario è avvenuta proprio grazie a quella sorta di “patto per il potere” che accomunava tutti coloro che lo appoggiavano. Ora urge una svolta. Servirebbe un reale ricambio generazionale, e per far questo l'unico modo potrebbe essere quello di stabilire nello statuto che almeno metà dei futuri membri dell'assemblea nazionale e di quelle locali sia composto da persone con età inferiore a quarant'anni, senza conflitti di interessi, mai condannati, e che prima della nascita del Pd non ricoprissero cariche politiche nei vecchi partiti. So benissimo che questa proposta è fantascientifica, ma so altrettanto bene che sarebbe condivisa dalla maggioranza dei democratici, compresi quelli che, delusi dal Pd alle prossime elezioni voteranno Di Pietro o si asterranno.

Alessandro


scritto da: alebnn alle ore febbraio 28, 2009 10:51 | link | commenti
categorie: politica, , primarie, ulivo, veltroni, franceschini, pd
22/02/2009

In platea si arrende il popolo delle primarie
di Sebastiano Messina, Repubblica - 22 Febbraio 2009

Che non ci sia proprio partita, tra le pareti verde speranza della Fiera di Roma, è già chiaro quando la voce rauco-tonante di Anna Finocchiaro annuncia con meticolosità notarile che «il gruppo dirigente nazionale e i segretari regionali», cioè l´intero vertice del Pd, chiede che «l´assemblea, ai sensi dell´articolo 3 dello Statuto, comma secondo, primo capoverso...», elegga qui e ora il successore di Walter Veltroni. Saremmo tutti d´accordo, insomma, ma dal momento che «Arturo Parisi e altri amici» insistono per le primarie immediate, ci tocca discuterne e votare...
In quel momento, la nomenklatura del Pd ha già tirato un sospirone di sollievo. Andrà tutto liscio, Franceschini uscirà da qui come segretario e Parisi andrà a sbattere la faccia contro il muro. La temuta rivolta della base non c´è stata. Almeno non qui, non stamattina. Della temuta contestazione s´è vista solo una pallidissima traccia, uno striscione all´ingresso della Fiera («Congresso e primarie ora») e un volantino educatamente perentorio: «Dopo Veltroni tutti a casa».
Franco Marini, che dopo la stagione presidenziale è tornato alla camicia a quadrettoni, si rigira tra le mani la pipa spenta e ci scherza su: «Venendo qui mi aspettavo che sarebbe successo chissà cosa. Lerner porterà le truppe, dicevano. Dove sono, queste truppe?». Ha ragione. Truppe di pasdaran pro-primarie non se ne vedono. Nessun rivoltoso all´orizzonte. «Temevo peggio» ammette Vincenzo Vita, veltroniano antemarcia.
Eppure Gad Lerner, che sale sul palco del Pd non come presentatore ma come sfidante, va controcorrente anche da solo: «Come si può essere compatti attorno a un gruppo dirigente che ci ha portato di sconfitta in sconfitta?», domanda a voce alta. Dal fondo della sala parte un applauso trasversale. Un altro, più fragoroso, accoglierà di lì a poco l´invito di Rosy Bindi a «sciogliere il governo ombra», dove Veltroni aveva riunito le sue teste d´uovo. E un altro, ancora più forte, lo otterrà il compagno Tortolini, segretario di Piombino, che sostiene Franceschini ma chiedendo «un azzeramento, un segnale di discontinuità».
Insomma, tira un vento di tramontana, per le facce note del Pd. Ha ragione Lucia Annunziata, che dopo aver parlottato con D´Alema spiega: «Questa è l´assemblea della paura». L´eco dei sondaggi, quelli che indicano al di là di ogni ragionevole dubbio la volontà della base di voltare pagina, qui dentro sembra una vocina lontana, anche se qualcuno si è incaricato di farla sentire. Come il senatore Stefano Ceccanti: «La gente penserà che ci siamo autoblindati». O come Ivan Scalfarotto, che ci va giù durissimo: «Qui si sta cristallizzando un ceto politico di stampo brezneviano: che disastro!».
I big del partito non sembrano affatto preoccupati. Piero Fassino, grisaglia e cravatta rossa, si aggira tra i delegati dispensando ottimismo. Rutelli mastica chewing-gum in nona fila, leggendo la rassegna stampa. Goffredo Bettini armeggia col telefonino: «Visto lo choc per le dimissioni di Veltroni, definirei ammirevole la sobrietà di amici e compagni». Bassolino è in quarta fila, isolato e non solo metaforicamente. Ma gli altri sono quasi tutti in prima fila. C´è uno strano terzetto Turco-Marini-Calearo sulla destra, un quartetto laico Melandri-Realacci-Bianco-Gentiloni a centro sala e un altro terzetto misto più in là, Colaninno-Brutti-Bindi. Enrico Letta fa su e giù dal palco, presidiato da Antonello Soro - rassicurante come uno zio ammiraglio - mentre l´ex ministro Treu siede immobile a metà della prima fila, con il loden abbottonato e le mani giunte con le dita intrecciate, come se pregasse. E D´Alema, dov´è D´Alema? Eccolo lì, con la camicia grigia sbottonata. Sembra di buon umore, e infatti scherza con Nicola Latorre e Pierluigi Bersani (il più elegante, in gessato scuro). A un certo punto si gira e sbotta: «Ma che caciara!».
Che succede? Succede che mentre stava parlando uno dei sostenitori dell´elezione di Franceschini, da metà sala è partito un grido di contestazione: «Andate a casa!». E poi un coro: «Pri-ma-rie, pri-ma-rie!». Le telecamere, naturalmente, accorrono, facendo infuriare la Finocchiaro, che indossa la sciarpa come una stola e sembra la madre badessa di questo convento democratico: «C´è un gruppetto che coglie l´occasione per mostrarsi. Si mostrino fuori, l´assemblea non può essere turbata dai protagonismi». E loro obbediscono, non senza aver fatto mettere a verbale che non ci stanno: «Ma come si fa ad ascoltare questi qui, che ci propongono di votare per chi ha contribuito a mandare allo sfascio il partito?» domanda Michele Cardulli, del circolo romano «Democraticamente».
Loro, infatti, non votano. Non sono neanche delegati. Franceschini fa il pieno, supera i mille voti. E ognuno si porta a casa le sue certezze e i suoi dubbi. «Possono applaudire quanto vogliono - commenta con aria sconsolata Nando Dalla Chiesa, avviandosi all´uscita - ma loro non hanno la più pallida idea di come sarà percepita questa scelta fuori di qui». Nella sala, il nuovo segretario sta festeggiando la vittoria. Ma Franceschini è il primo a sapere che questa vittoria sulla carta è solo il primo passo, per convincere la sua base che ora è davvero lui il nuovo leader del Pd.

tratto da: http://www.ulivisti.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&sid=18&doc=16966


scritto da: alebnn alle ore febbraio 22, 2009 18:00 | link | commenti (2)
categorie: politica, , primarie, attualità, partito democratico, pd
21/02/2009

Eletto segretario pro-tempore Franceschini in attesa di Bersani.

Della serie... cambiare per lasciare tutto come prima. Nulla da eccepire sulla persona del neo segretario con scadenza ottobre 2009. Semmai i dubbi sono sul fatto che se Veltroni si è dimesso a seguito di un fallimento politico senza trovare il coraggio di parlare all'assemblea costituente per spiegarne le ragioni, che senso abbia affidarsi al suo vice che di fatto ha sempre avallato la sua segreteria. Con la scelta di Franceschini, che pure dopo la sua elezione di oggi  ha fatto un ottimo intervento, citando i principi cardine del Pd (Costituzione, Laicità, Unità sindacale, Resistenza), sarà comunque molto difficile che ad ottobre si possa attuare un vero rinnovamento.  Ammettiamo che le primarie, essendo una componente essenziale del Pd vanno fatte bene, ed in effetti organizzarle in fretta a ridosso delle elezioni sarebbe stato un rischio. Un rischio che però poteva essere corso per risalire la china subito. A ottobre questa risalita sarà ancora possibile? Saremo ancora in tempo? E soprattutto, le elezioni europee e le amministrative verranno gestite nel modo migliore da un segretario "supplente"? Da democratico auguro sinceramente a Franceschini di fare un buon lavoro, ma temo che la sua provvisorietà gli impedisca di agire in modo concreto. Le oligarchie di ex Ds e ex Margherita con la nomina di oggi hanno di fatto evitato di mettere in campo il nuovo leader prescelto che è Bersani, che di fatto in questi mesi lavorerà come "segretario ombra". Solo ad ottobre quando ci saranno le primarie, le oligarchie dei vecchi partiti con in testa D'Alema ce lo proporranno come "novità", curandosi prima naturalmente di essere certi di mantenere il proprio posto di comando. Forse la mia visione è eccessivamente pessimistica, ma che la politica del Partito democratico sia gestita attraverso cooptazioni, conoscenze, amicizie e favoritismi è sotto gli occhi di tutti... Dimostrazione ne è quanto ha detto a "La Repubblica" di oggi Matteo Renzi (vincitore alle primarie al comune di Firenze), che pur essendo giovane è un uomo con alle spalle diversi anni di politica e dunque un uomo sostanzialmente "del palazzo". Renzi riferisce quanto segue: "Sa cosa mi ha detto un assessore l'altro giorno? - Ciccio, rispetta la fila. - Come se la politica fosse un supermercato dove si prende il numeretto. Eh no, noi non rispettiamo la fila, qui non c'è nessuna coda da rispettare. E lo dico anche alle tante bravissime nuove leve del Pd: cari miei, finora è stato molto più comodo aspettare che qualcuno ci coopti, che arrivi il nostro turno. Beh, tirate fuori gli attributi, non attendete più la chiamata." Tutto ciò dovrebbe farci riflettere.

Alessandro


scritto da: alebnn alle ore febbraio 21, 2009 17:52 | link | commenti (2)
categorie: politica, elezioni, , primarie, democrazia, bersani, franceschini, pd , renzi
18/02/2009

Mills condannato, la stampa estera
"Berlusconi si è protetto col lodo Alfano"

Mills condannato, la stampa estera "Berlusconi si è protetto col lodo Alfano"

ROMA - La condanna dell'ex legale di Silvio Berlusconi David Mills a quattro anni e mezzo di carcere per aver mentito, dietro compenso di denaro, per favorire il premier, trova ampio risalto sulla stampa straniera, che dedica diversi articoli e, in alcuni casi, la prima pagina, al caso e al coinvolgimento diretto del presidente del Consiglio.

"Avvocato condannato per corruzione per aver protetto Berlusconi" titola l'International Herald Tribune. Nel pezzo a firma di Rachel Donadio, apparso anche sul New York Times, si mostra sorpresa per il fatto che la notizia, "che avrebbe mandato in fibrillazione il sistema politico di diversi Paesi", non abbia meritato l'apertura dei telegiornali serali italiani, monopolizzati dalle dimissioni di Walter Veltroni da segretario del Partito Democratico dopo la sconfitta alle elezioni in Sardegna di Renato Soru. "Così la notizia del giorno non era la corruzione, ma il dominio sempre più esteso sull'Italia di Berlusconi", si legge sul quotidiano, che sottolinea, in un lungo e duro articolo, come da co-imputato nello stesso processo, Berlusconi sia riuscito a garantirsi l'immunità grazie al Lodo Alfano e come "in 15 anni di dominio della vita politica italiana, sia riuscito a trasformare ogni sconfitta legale in un capitale politico". E ancora: "Più Berlusconi riesce a manipolare il sistema a suo vantaggio, più italiani sembrano ammirarlo".

Ampio spazio alla sentenza su Mills sui giornali britannici. Il Guardian alla vicenda dedica diversi servizi, dalla caduta di Mills, "che dopo la tempesta giudiziaria in Italia ha cercato di mantenere un basso profilo", al Lodo Alfano, "considerato una priorità del governo Berlusconi" grazie al quale il premier ha conquistato l'immunità, "e la sentenza di ieri mostra quanto sia stato utile", anche se la Corte costituzionale, rileva sempre il quotidiano britannico, deve pronunciarsi ancora sulla sua legittimità.

Il tribunale ha riconosciuto Mills colpevole di aver accettato 600mila euro da Silvio Berlusconi, si legge sull'Independent, "in cambio di aver taciuto informazioni che avrebbero potuto danneggiare il premier". Segue un ritratto dell'avvocato, "brillante, dalle amicizie importanti, ma troppo impulsivo".

Anche sul francese Figaro si parla delle vicende giudiziarie italiane. "Lo scorso ottobre, Silvio Berlusconi si è messo al riparo della giustizia facendo approvare una legge che gli garantisce l'immunità penale durante il suo mandato alla guida del governo italiano. Immunità che non copre però il suo ex avvocato, condannato per falsa testimonianza in favore del Cavaliere", si legge sul giornale, che sottolinea come Mills non sia l'unico legale del premier ad essere condannato al carcere e cita Cesare Previti, riconosciuto "colpevole di corruzione di magistrati nell'affare Fininvest".

Per lo spagnolo El Pais, la sentenza "getta un'ombra inquietante" sul Cavaliere, mentre El Mundo richiama in prima pagina il caso Mills, "l'avvocato corrotto da Berlusconi per mentire".

scritto da: alebnn alle ore febbraio 18, 2009 16:59 | link | commenti
categorie: politica, , corruzione, berlusconi, lodo alfano
17/02/2009

2009-02-17 17:08

PD, VELTRONI LASCIA:

"CONFERMO LE DIMISSIONI"

ROMA  - Walter Veltroni ha confermato le sue dimissioni da segretario del Pd davanti al coordinamento che è tornato a riunirsi nella sede di Sant'Andrea delle Fratte. A quanto si è appreso, il leader democratico intende tenere domani una conferenza stampa.
''Dopo una discussione di diverse ore il segretario del Pd, Walter Veltroni, ha deciso di mantenere l'orientamento di questa mattina e di rassegnare le dimissioni da segretario nazionale del Partito democratico''. Lo ha confermato il portavoce del partito Andrea Orlando leggendo una nota al termine della riunione del coordinamento. Orlando ha aggiunto che domani il segretario spiegherà le motivazioni che lo hanno portato a questa scelta e che il vicesegretario del partito Dario Franceschini proporrà agli organismi dirigenti il percorso da seguire dopo le dimissioni di Veltroni, sulla base del regolamento statutario.

SORO: GRAZIE A VELTRONI

"Rispetto la decisione di Veltroni che considero un atto di generosità verso il partito. Lui domani spiegherà le sue ragioni e il mio personale convincimento è che il Pd deve essere molto grato a Veltroni per la sua conduzione". Così il capogruppo del Pd alla Camera Antonello Soro commenta, al termine del coordinamento del partito, le dimissioni del segretario del Pd. "Il partito - aggiunge Soro - ha necessità di un impegno generoso da parte di tutti e i passi successivi si decideranno collegialmente".

TRATTO DA:  http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_899912322.html


scritto da: alebnn alle ore febbraio 17, 2009 17:20 | link | commenti
categorie: politica, sardegna, elezioni, , attualità, veltroni, partito democratico, pd
16/02/2009

ALTRA BRUTTA NOTIZIA POLITICA:

LA CONTROFIGURA DI BERLUSCONI IN SARDEGNA STA VINCENDO LE REGIONALI....

Non ho parole.

Alessandro

 


scritto da: alebnn alle ore febbraio 16, 2009 22:49 | link | commenti
categorie: politica, sardegna, elezioni,
08/02/2009

Sostegno per la vita, contro l'ipocrisia del governo.

Ale


scritto da: alebnn alle ore febbraio 08, 2009 07:58 | link | commenti
categorie:
01/02/2009

Leggo questo titolo:

"Immigrato picchiato e bruciato. Confessano 3 ragazzi, uno ha 16 anni"

E immediatamente mi vengono i brividi. Purtroppo temo che stiamo diventando un paese razzista e nemmeno ce ne rendiamo conto. Tendiamo troppo spesso a generalizzare, a considerare gli stranieri come delinquenti e lo facciamo solo giudicandoli in base alla loro pelle. I giornalisti da parte loro cercano ad ogni costo di soffiare sul fuoco e così da un po' di tempo metà tg sono dedicati a episodi di violenza che hanno come protagonisti negativi persone straniere. Ciò evidentemente fa parte di un disegno volto a "incattivire" coloro che si sentono minacciati dall'esterno e ovviamente alimenta l'odio, alimenta la discriminazione, alimenta il razzismo. Quello che è accaduto oggi ai danni di un indiano senza tetto dovrebbe però farci ragionare tutti. Chi compie gravi fatti, stupri, assassini, rapine, furti, ecc... va giudicato per quello che è e non per la sua provenienza. Non ce lo domandiamo mai perché quando un fatto coinvolge negativamente uno straniero si etichetta come "extracomunitario" detto in senso spregiativo, quando a ben pensarci anche un americano è extracomunitario ma mai lo si chiamerebbe così? 

Ovvio che se uno ammazza, violenta o ruba non deve essere giustificato, deve essere punito nello stesso modo a prescindere dal fatto che sia italiano o straniero. Questo ci si aspetterebbe da uno stato democratico, non la gogna mediatica... non l'esaltazione delle diversità. Ecco, nello stesso modo se figli di "famiglie bene" si divertono a dare fuoco a un poveraccio, meritano di essere puniti severamente. Che dire poi riguardo alla retorica di quelle forze politiche che fanno finta di condannare il gesto e poi alimentano il razzismo? Sono disgustato di fronte alla loro incoerenza. Piuttosto preferirei sentire dire da loro cosa pensano davvero... Preferirei sentirli dire così: "hanno fatto bene, così imparano a venire in Italia".

Invece trionfa la fiera dell'ovvio, la solita retorica della solidarietà falsa, il classico comportamento di chi tira il sasso e poi nasconde la mano.  

Mi preoccupa questo clima, e mi pare che sia tutto artefatto....  Mi fa paura la voglia di trovare a tutti i costi una valvola di sfogo... Mi rattrista questo continuo uso ed abuso della violenza perché pare giunta a livelli non controllabili... e che come al solito finisce per colpire chi non ha fatto nulla di male...

Cerchiamo almeno per una volta di toglierci di mente che il male, che l'odio, che la violenza provenga solo dall'esterno... Cerchiamo di ragionare pensando che quando L'UOMO in quanto tale, agisce seguendo i propri istinti più bestiali, merita una sola cosa: essere punito. L'UOMO che si comporta male però NON può essere espulso da una nazione, perché L'UOMO in quanto tale è cittadino del mondo.

Smettiamola da farci condizionare dalle tv e ragioniamo stando dalla parte degli ultimi, dalla parte di chi subisce ingiustamente una violenza. Cerchiamo di guardare oltre il nostro orticello e almeno una volta tanto proviamo a far nostra la frase di Don Lorenzo Milani: “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato e privilegiati e oppressori dall’altro. I primi sono la mia patria, i secondi sono i miei stranieri”.  

Alessandro

 


scritto da: alebnn alle ore febbraio 01, 2009 21:50 | link | commenti
categorie: politica, , razzismo, violenza, extracomunitari
31/01/2009

Quello sbarramento al 4% alle elezioni europee non so perché ma mi convince poco....

 


scritto da: alebnn alle ore gennaio 31, 2009 09:35 | link | commenti
categorie: politica
25/01/2009

Note a margine:

Consulente non significa essere venditore, rappresentante o piazzista. In una parola: il televenditore è una cosa ben diversa dall'esperto in economia.

Essere esperto in materie economiche talvolta può risultare di utilità a società, banche, istituzioni che richiedano pareri o studi particolari. Se poi tali consulenze risalgono a una dozzina di anni fa non vedo cosa ci sia di strano che si ritirino fuori a distanza di così tanto tempo.

Il fatto che un soggetto (chiunque esso sia) sia alle dipendenze o comunque abbia rapporti di tipo lavorativo con chi fa cose sbagliate non equivale per forza ad un suo diretto coinvolgimento.

Esempio per chi non capisse: io personalmente faccio parte di una banca dell'ex gruppo Bipielle (guidata da Fiorani). Bene... Fiorani ha fatto quello che ha fatto... Mettiamo che sia colpevole di gravi reati.... Seguendo una certa logica io per questo mi dovrei sentire responsabile di qualcosa solo perché in qualità di impiegato ho "venduto" dei prodotti finanziari che in qualche modo potrebbero averlo arricchito?

Attendo risposte.

Grazie.

Alessandro


scritto da: alebnn alle ore gennaio 25, 2009 23:32 | link | commenti (1)
categorie: politica, riflessioni, economia, sfoghi, risposte, banche

Banche; la lezione da apprendere


Intervento su Il Messaggero del 25 gennaio 2009

di Romano Prodi



E’ opinione ormai scontata che i comportamenti del mondo finanziario
e bancario (soprattutto nei paesi anglosassoni) siano all’origine
dell’attuale grave crisi economica.

L’incoraggiamento ai consumi oltre ogni ragionevolezza, la creazione
di titoli di valore almeno dubbio, l’opposizione ad ogni controllo
pubblico e la caduta del senso etico nei comportamenti dei
responsabili del settore sono certamente alla base di una crisi
finanziaria che con una rapidità davvero senza precedenti ha infettato
tutta l’economia reale.

Nonostante questo mi dichiaro senza alcuna esitazione a favore dei
salvataggi bancari che con una varietà di strumenti vengono messi in
atto in diversi paesi.
Non vi è alcuna contraddizione tra la condanna dei comportamenti di
molti protagonisti del sistema bancario e la politica dei salvataggi,
perché quando la crisi si estende a tutto il sistema economico, il
primo obiettivo deve essere quello di evitare che un panico diffuso
nei confronti della solidità delle banche spinga i risparmiatori a
ritirare i depositi e a portarli “sotto il materasso”, bloccando in
questo modo tutta la vita economica.

Un elemento che ha aggravato il  precipitare della crisi è stato
infatti il comportamento delle autorità americane che, dopo aver
tenuto senza briglia e senza controllo le banche, ha poi fatto fallire
la Lehman Brothers, lasciando con questo intendere che nessuna banca
poteva ritenersi sicura.
L’ondata di paura  provocata da questo fallimento è stata solo
parzialmente tamponata dalle decisioni di molti governi di dedicare
cospicue risorse a sostegno del sistema bancario.

Ed è inutile, a questo proposito, lamentare l’eccessiva ingerenza
dello Stato nell’economia, perché essa è stata resa  indispensabile da
questi eventi. Dobbiamo invece chiederci perché tanti politici, tanti
operatori economici e anche tanti economisti alla moda ci hanno
raccontato per quasi un paio di decenni che il mercato doveva essere
il solo perfetto regolatore di se stesso e non aveva bisogno di nessun
controllo.

Sappiamo invece tutti che, perché il mercato funzioni occorrono regole
e comportamenti rigorosi. Occorre cioè che le regole siano rispettate
e che ci sia una autorità che le faccia rispettare.
Opportuni quindi gli aiuti a favore delle banche, ma nel rispetto di
alcune precise condizioni.
La prima è che anche i loro dirigenti diano il proprio contributo al
risanamento del sistema.

Non si può tollerare una situazione in cui essi sono premiati (a volte
in modo indecente) se le cose vanno bene, non sono puniti se le cose
vanno male e, addirittura ricevono benefici copiosi se vengono mandati
via in conseguenza dei loro errori.

In secondo luogo i “salvataggi” bancari hanno un senso se le banche
provvedono con  il massimo sforzo al finanziamento del sistema
produttivo (soprattutto delle piccole e medie imprese) e delle famiglie.
Se dobbiamo sostenere le banche perché sono le arterie del sistema
economico, bisogna che il sangue lo portino davvero a tutti gli organi
e quindi anche alle periferie del mondo economico. E, ripeto,
soprattutto alle imprese di minori dimensioni che, anche quando sono
sane, non hanno alternative al credito bancario.

Invece non solo l’esperienza quotidiana  di molti imprenditori e
consumatori ci parla  di forti restrizioni al flusso del credito, ma
lo stesso messaggio è contenuto nelle indagini di Confindustria, della
Confederazione Nazionale Artigiani e di altri autorevoli organismi.

Ancora più incisivo è, a questo proposito, quanto scrive l’ultimo
bollettino della Banca d’Italia, e cioè che le Banche italiane
partecipanti all’indagine sul credito bancario (Bank Lending Review)
hanno esse stesse ammesso di aver inasprito i criteri adottati per
l’erogazione dei prestiti alle imprese.
E sottolinea l’irrigidimento dei criteri di erogazione anche nei
confronti del credito alle famiglie, sia nel settore del consumo, sia
nei mutui per l’acquisto di abitazioni.
Lo stesso bollettino sottolinea poi che “il rallentamento del credito
è più intenso nei confronti delle piccole imprese”. E questa frase,
purtroppo,  non ha bisogno di commenti.

Certo la crisi economica porta sempre con sé l’aumento delle
sofferenze dei crediti ed è evidente che le banche debbano essere più
prudenti nelle loro decisioni, ma il passaggio dalla prudenza
all’adozione di criteri automaticamente più selettivi non si
giustifica in alcun modo.

Ancora più non si giustifica in quanto le banche italiane appaiono in
generale meno colpite dalla tempesta che ha travolto le consorelle
degli altri paesi.
Quindi sì al sostegno alle banche ma solo se esse sostengono l’economia.
Tuttavia non solo il sistema bancario, ma anche la pubblica
amministrazione è chiamata con i propri comportamenti a dare un
contributo positivo al sostegno dell’economia.

Non mi riferisco in questo caso a comportamenti di carattere generale, ma al
fatto specifico (che costituisce una patologia esclusivamente
italiana) del ritardo dei pagamenti nel caso dell’acquisto di beni e
servizi e del ritardo dei rimborsi fiscali nei confronti di imprese e
privati cittadini.

Si tratta di situazioni patologiche esistenti da tempo, situazioni
patologiche che in molti settori e in molte regioni si vanno
ulteriormente aggravando. Ciò deprime ancora di più il ciclo economico
e rende allo stesso tempo più costoso l’acquisto di beni e servizi.

Il primo aiuto dello Stato all’economia in crisi sta quindi nella
vecchia ed elementare regola che i debiti vanno pagati e vanno pagati
nel tempo dovuto.

Romano Prodi


scritto da: alebnn alle ore gennaio 25, 2009 21:37 | link | commenti (2)
categorie: politica, economia, , banche, attualità, prodi
21/01/2009

Good Luck mr. President!

 


scritto da: alebnn alle ore gennaio 21, 2009 21:35 | link | commenti
categorie: politica, usa , obama
18/01/2009

Ci Siamo quasi.... mancano solo un paio di giorni!


scritto da: alebnn alle ore gennaio 18, 2009 08:01 | link | commenti
categorie: politica, usa , , change, obama

Ricevo per email e volentieri pubblico questo  Intervento su Il Messaggero del 17 gennaio 2009

di Romano Prodi


SI PARLA di una imminente tregua a Gaza. Se ne parla con ottimismo e  speranza ma la si invoca anche per necessità.

L’Egitto, grande e infaticabile mediatore, si trova infatti in una  posizione sempre più scomoda e difficile. Da un lato, soprattutto  negli ultimi tempi, non nasconde il suo distacco e la sua irritazione  nei confronti di Hamas e, dall’altro, non può nemmeno nascondere la  grande preoccupazione per l’effetto che i bombardamenti a Gaza,  producono sull’opinione pubblica, non solo egiziana ma di tutti i  Paesi arabi.

Nonostante il fermo controllo sui mass media esercitato dall’esercito  israeliano, le reti televisive più seguite nel mondo arabo continuano  infatti a mostrare all’opinione pubblica le tragiche scene delle  scuole colpite, dei bambini uccisi e degli ospedali sempre meno in  grado di curare i feriti.

La preoccupazione e la fretta dell’Egitto sono aumentate ulteriormente  dopo il vertice di Doha (in Qatar) nel quale la presenza del leader  della parte più estremista di Hamas (quella che risiede a Damasco ed è  capeggiata dallo sceicco Khaled Meshaal) ha spinto i Paesi presenti  verso posizioni sempre più dure ed intransigenti.

Il ragionato ottimismo che tre giorni fa il presidente egiziano mi  esprimeva riguardo a una possibile tregua, doveva essere perciò  tradotto in azione nel più breve tempo possibile. Questa è la ragione  per cui è stato convocato con la massima urgenza il vertice di Sharm  el Sheikh, vertice assolutamente necessario per porre termine alla  tragedia di Gaza prima che tutto il vicino Oriente si infiammasse.

Non nascondiamo però il rischio contenuto nella convocazione di questo  vertice di cui non sappiamo ancora definitivamente quale sarà il livello di partecipazione, anche se ci  auguriamo che sia più ampio ed elevato possibile, proprio per la  grandezza dei problemi che deve affrontare. La nostra speranza per il  successo di questo vertice non può né deve nasconderne i limiti e  soprattutto i problemi che lascerà in ogni caso aperti. La necessità  che tutti i partecipanti avranno di giungere ad un accordo il più  rapidamente possibile renderà infatti difficile una decisione efficace  riguardo alla costituzione di una “forza di interposizione” capace da un lato di controllare il traffico di armi fra l’Egitto e Gaza, ma capace  anche di permettere il flusso di merci di cui la città assediata ha  necessità, flusso che negli ultimi mesi è arrivato con sempre maggiore  difficoltà, imponendo penosi sacrifici a tutta la popolazione.

Ancora più complicato appare soprattutto il cammino verso una pace  stabile e una “soluzione politica” del problema palestinese. La  “guerra di Gaza” ha infatti radicalizzato ancora di più le posizioni,  ha aumentato la spaccatura non solo fra Israele e la Palestina, ma  anche all’interno dei palestinesi e, quello che è più grave, tra i  diversi Paesi arabi.

C’è chi pensa, seguendo il vecchio principio del “divide et impera”  che una ulteriore divisione tra i Paesi arabi possa facilitare la pace  definitiva in Medio Oriente. Nulla è più sbagliato di questa ipotesi. Stando in Medio Oriente si deve infatti convenire che, in tempi nei  quali da un lato incombe la minaccia del terrorismo e dall’altro la  diffusione dei media è capace di infiammare in un attimo l’opinione  pubblica, le crescenti divisioni del mondo arabo non sono in alcun  modo un aiuto alla pace ma, all’opposto, rendono sempre più facile lo  scoppio di un conflitto inarrestabile.

E l’esperienza ci dimostra che non sono certo le liti fra i Paesi  arabi a garantire la sicurezza di Israele. É necessario perciò che le  cosiddette grandi potenze tengano ben presente questo fatto e  rifuggano dalla tentazione di ripetere il vecchio gioco che troppo  volte ha innescato tensioni e guerre. Nel ribadire la calda ma non scontata speranza che l’incontro di oggi a Sharm el Sheikh  ponga finalmente fine alla guerra di Gaza, non facciamoci illusioni  sulla definitività e la stabilità di questa tregua.

Le cose in ogni caso partiranno da una situazione peggiore di quella  di un mese fa. Ci auguriamo perciò che il nuovo presidente degli Stati  Uniti, con lo stesso realismo di cui ha dato prova nella formazione  del suo governo, sia capace di dare concretezza e significato al  concetto di “dialogo  che ha ripetutamente posto alla base della sua  futura politica estera. Dialogo e “divide et impera” non sembrano  infatti essere concetti fra di loro compatibili. Anche se in politica  tutto è possibile.

Romano Prodi


scritto da: alebnn alle ore gennaio 18, 2009 07:55 | link | commenti
categorie: palestina, politica, israele, guerra, , egitto, medioriente, prodi, hamas, gaza, tregua
14/01/2009

La speranza del Pd che viene dal web

Durante questi ultimi mesi  le note vicende giudiziarie e le diatribe interne al PD hanno messo a dura prova la capacità di sopportazione di moltissimi elettori democratici.  Le elezioni europee e le amministrative sono alle porte; la sensazione è che purtroppo anche questa volta sarà una disfatta. Come evitarla? E soprattutto, se così fosse c'è da chiedersi: “sarà vero il detto che tutto il male non viene per nuocere?” Non basta attendere un regolamento di conti come fa qualcuno perché è inutile e dannoso; piuttosto sarebbe semplicemente opportuno capire subito le ragioni dell'attuale crisi. Per caso qualcuno crede che il PD abbia un problema di mancanza di consenso perché in Italia mancano persone di centrosinistra? Pensiamo che gli italiani sono diventati tutto ad un tratto tutti leghisti o di destra?  No, cari amici. Non è così e la manifestazione del 25 ottobre ne è la chiara dimostrazione. L'elettorato democratico è molto esigente e variegato; potremmo banalizzare dicendo che è quello che non si riconosce nella sinistra marxista (allo sfascio) ma pretende qualcosa di nettamente diverso dal centrodestra. Questo elettorato è in crisi di identità perché fatica ad accettare di essere rappresentata da personaggi che attuano comportamenti contrari ai propri valori o che hanno interessi personali in conflitto con il bene comune. Il nodo di tutto sta proprio qui. Senza tanti giri di parole, il vero problema del Partito democratico è la non corrispondenza tra elettori ed eletti. I cittadini che hanno sostenuto per un decennio l'Ulivo sono quelli che chiedono di partecipare alla vita politica, chiedono primarie vere, chiedono di essere coinvolti nelle decisioni, chiedono onestà. La forza del Partito democratico sta nella capacità di parlare in maniera sincera e riconquistare chi ha creduto da anni alla sua realizzazione. Se c'è un avvicinamento a Di Pietro da parte di molti di noi, questo non avviene perché siamo diventati tutto ad un tratto dei giustizialisti. Accade perché  l'Italia dei valori sta facendo un'opposizione più incisiva, perché ha il coraggio di criticare e raccogliere le firme contro il Lodo Alfano, perché non ha paura di parlare di conflitto di interessi! Sentire il segretario Veltroni che da mesi parla di “nuova stagione” e poi sceglie come candidati in parlamento quasi interamente signori che da parecchi anni fanno politica ai vertici dei DS e della Margherita, affiancandoli a radicali, industriali o figli di industriali ci fa semplicemente sorridere. Non è detto che nuovo sia garanzia di migliore, ma è certo che non ci fa piacere contribuire all'elezione di chi come Villari considera la poltrona come un qualcosa di imprescindibile. Cosa pretendere poi da coloro che come  Rutelli o Marini, non più tardi di due, tre anni fa osteggiavano la nascita del PD? Cosa ci fa la signora Binetti nel Partito democratico? E Calearo? Sono questi i rappresentanti che i dirigenti del Pd credono che avremmo scelto se fossero state fatte delle primarie? Ce lo chiediamo in tanti. Non a caso sul web, ed in particolare su facebook, ogni giorno nascono decine di gruppi che chiedono un vero rinnovamento  al Partito democratico. Nessuno vuole rese di conti fini a se stesse; tutti vogliono che riappropriarsi del diritto di avere un Partito che sappia parlare in modo diverso dal centrodestra e rappresentarne una vera alternativa capace di ritornare ad essere maggioranza nel Paese e in Parlamento.
Riguardo a Facebook mi permetto in conclusione di segnalare un gruppo che si chiama: “Quelli che vogliono vedere gente nuova nel Partito democratico”.
Il link è il seguente:

http://www.facebook.com/home.php#/group.php?gid=38526504636

Chiunque è registrato su facebook e volesse contribuire al dibattito è ben gradito.

Alessandro 


scritto da: alebnn alle ore gennaio 14, 2009 20:48 | link | commenti
categorie: politica, community, attualità, dibattiti, ulivo, partito democratico, pd , facebook
12/01/2009

Cosa sta succedendo alla sinistra italiana?


E' difficile dare una spiegazione logica se pensiamo che oltre alle difficoltà che sta incontrando il Partito democratico, travolto da indagini, lotte interne, correnti varie, a peggiorare la situazione ci si mettono pure i "compagni" dell'estrema sinistra oggi tra l'altro pure extraparlamentare.
Ieri hanno licenziato il direttore di Liberazione Sansonetti andando peraltro vicini ad una scissione che se non ora potrebbe realizzarsi in tempi molto brevi. L'egocentrismo di certi leader comunisti o post comunisti è arrivato a livelli impressionanti. Non ho parole... Sono fuori dal parlamento e anziché riorganizzarsi in maniera unitaria, anziché cercare di ripartire, magari anche facendo concorrenza al PD, oppure in alternativa collaborare e fare in modo che lo stesso Partito democratico sappia rispondere alle domande degli elettori di sinistra,  loro cosa fanno?
Litigano, litigano, litigano e si dividono...
Si stanno scindendo in mille frantumi.
Ormai non so nemmeno quanti siano i partiti di ispirazione marxista.
Qualcuno sa indicarmene il numero? Sono 4, 6, 7 o quanti?
So che come direbbe il Divo Giulio Andreotti, altrettanto potrebbero dire i compagni rossi, ovvero "fatevi i fatti vostri"... ma a me una domanda sorge spontanea e vorrei una risposta da chi sa darmela:
"Dove vuole andare la sinistra in Italia? Vuole scomparire del tutto?"
Ditemi di no, dimostrandomi che mi sto sbagliando. Vi prego.

Alessandro

Qui di seguito riporto l'ultimo articolo scritto su "Liberazione da Sansonetti"

L'editoriale di Piero Sansonetti 
 
 
"Ieri pomeriggio, nella sede del giornale, abbiamo brindato, interrompendo per una mezz'ora il lavoro. Abbiamo bevuto champagne e mangiato pasticcini, scherzando e scambiandoci gli auguri. Perché? Perché siamo gente strana, e infatti - come dice il titolo - in questi anni abbiamo fatto un giornale strano.
Quando siamo tristi, a noi viene voglia di scherzare, di godere un po'.
Ieri eravamo tristi. Perché quello che va oggi in edicola è l'ultimo numero di un "ciclo" che è durato molti anni, ed è stato importante nella storia del giornalismo italiano. Liberazione giornale vero, autonomo, libero, impertinente, che dà fastidio a tutti e non si fa intimidire da nessuno. E' una storia che dura più o meno da 15 anni, e cioè da quando il quotidiano uscì per la prima volta, diretto da Lucio Manisco. E che ha avuto tra i suoi protagonisti un grande, come Sandro Curzi.
E' la conclusione di un ciclo perché la maggioranza del Prc, partito editore del giornale, ha deciso di mettere la parola fine alla storia dell'autonomia e di nominare un commissario politico che garantisca la sottomissione del giornale alla linea del partito e alle sue esigenze. Davvero è un peccato.
Mi hanno detto - i dirigenti di Rifondazione - che devo andarmene perché non rispetto la linea del partito. Anzi, mi hanno detto che la contrasto apertamente. Mi sono chiesto: ma qual è la linea del partito? Quando Liberazione l'ha contrastata?
Quando si è battuta, più di ogni altro giornale, contro l'insicurezza e gli infortuni, e i morti sul lavoro? Quando ha gridato contro il patriarcato, contro il maschilismo, ha raccontato che in questa nostra società, da millenni, c'è una lotta tra i sessi? Quando si è trovata abbastanza sola nella battaglia senza quartiere al razzismo, per la difesa dei rom, degli stranieri, contro i quali il centrosinistra aveva emanato un decreto inaccettabile, e che ha aperto la strada alla Lega? Quando ha organizzato la grande manifestazione del 20 ottobre del 2007 (insieme al manifesto e a Carta) che teneva insieme diritti civili e sociali, metalmeccanici e gay, femministe e anticlericali, pensionati e studenti?
Oppure Liberazione ha violato la linea del partito quando ha chiesto che tutti i migranti potessero entrare in Italia - stracciando tanti principi del senso comune - quando ha denunciato i Cpt e il blocco navale nel Mediterraneo - che ha prodotto migliaia di morti - o gli accordi con gli aguzzini della Libia? Ha contrastato la linea quando ha denunciato le dittature, anche quelle comuniste, ha preso le distanze dal castrismo, ha condannato la Cina? Quando si è scagliata contro la riforma della scuola? Quando si è schierata con l'indulto? Quando ha fatto una bandiera del garantismo? Quando ha detto che la libertà è un valore che viene prima di tutto e che non può essere in nessun modo limitato, o ridotto, o subordinato? Oppure quando ha cercato di contrastare la riforma delle pensioni, quando ha fatto dei diritti dei lavoratori, e dei loro salari, l'asse centrale della sua idea di economia?
Sono sempre stato convinto che la linea di un partito dovrebbe riguardare queste questioni. Invece, mi pare di avere capito che mi si imputa di violare la linea perché varie volte ho sostenuto che la sinistra non dovrebbe restare rinchiusa dentro le gabbie di piccoli partiti, ma dovrebbe allargarsi, aprirsi, unirsi. E' questo il reato di lesa maestà. Ne ho dedotto che la linea consiste non in un progetto di società ma semplicemente nella propria dichiarazione di esistenza. La linea che oggi ha Rifondazione, mi pare, può essere riassunta così: «Rifondazione esiste, punto e basta». E se è così, è vero: Liberazione è stata fuori linea.
L'altro giorno Paolo Ferrero mi ha detto che a lui dispiace che sia andata a finire in questo modo. E che se io dopo il congresso di Chianciano non avessi «alzato il tiro», cioè reso sempre più polemico il giornale, si sarebbe trovata una soluzione. Sarà. Ma io non ho affatto alzato il tiro. Le provocazioni più ardite, Liberazione le ha lanciate prima del congresso di Chianciano. Quando ha titolato sul famoso «oltre Rifondazione», quando ha fatto la polemica su Cuba, i titoli choc sul «maschio assassino», quando ha proposto che Rifondazione uscisse dal governo, eccetera eccetera. Allora il partito reagì, qualche volta protestò, litigò con noi, ma a nessuno venne in mente di cacciarmi o di normalizzare il giornale. Non gli passava neanche per la testa. Ritenevano l'autonomia una cosa seria e inviolabile.
La verità è che il tono non lo ha alzato il giornale, ma il partito. Che ha cambiato repentinamente tutte le sue posizioni. Che è arrivato fino ad esaltare il muro di Berlino, il comunismo di Honecker, di Breznev, di Gomulka. Noi abbiamo cercato solo di resistere, di mantenere vivo il cammino che la sinistra, e il comunismo italiano, avevano percorso in tutti questi anni, e che ora - scusatemi se cito Bertinotti, ma io stimo molto Bertinotti e gli sono grato per tante cose - ora è del tutto irriconoscibile. Io pensavo che Ferrero, che non è uno stalinista come molti suoi compagni di viaggio, avrebbe potuto farsi forza con Liberazione , con le sue battaglie, per evitare di finire prigioniero.
Ma ha preferito un'altra strada. Evidentemente ha fatto un calcolo "tattico", si è convinto che riuscirà a liberarsi da solo. Glie lo auguro con tutto il cuore e persino - non ci crederete - con simpatia. Ma non ci credo.
Io però oggi ho paura. Rovescio il titolo del bel libro di Niccolò Ammanniti: ho paura. Paura perché non vedo più la sinistra. Mi pare senza anima, senza idee, senza cuore. Non vedo più né la vecchia sinistra riformista, né quella radicale, che avevo incontrato a Genova. Ho paura perché sento che più nessuno trova necessario il «culto della libertà». Perché vedo una destra che dilaga, che si impossessa dello spirito pubblico, che conquista il popolo, e impone valori reazionari, che io non sopporto. Ho paura perché mi pare che all'orizzonte ci sia il buio, e che se non riusciamo a riprendere il filo dei nostri discorsi libertari e socialisti, vincerà Berlusconi, per dieci anni, per cento, per sempre.
 
 
Da domani - salvo improbabilissimi ripensamenti - non sarò io a firmare il giornale. Auguro a Dino Greco di smentire tutte le mie più nere previsioni, di riuscire a mandare a quel paese il partito e l'editore Bonaccorsi e di fare un bellissimo giornale. Se ci riuscirà, tiferò per lui. Io stimo Dino Greco. Penso che sia un sindacalista e un politico di prim'ordine. Però io stimo anche, moltissimo, Umberto Veronesi, grande oncologo, stimo Vittorio Gregotti, architetto straordinario, stimo Rita Montalcini, scienziata eccezionale, ma non chiederei mai a uno di loro tre di dirigere un giornale...
Sono arrivato ai ringraziamenti. Vorrei ringraziare uno ad uno i giornalisti di Liberazione . Sono quasi tutti dei giornalisti bravissimi. Sono tutti delle persone straordinarie. Mi hanno fatto vivere i quattro anni più belli e faticosi della mia vita. A qualcuno di loro devo moltissimo, moltissimo davvero. Però non posso fare nomi, non posso fare classifiche. Non voglio. Faccio solo due nomi: quello di Monia Cappuccini e quello di Davide Varì. Bravissimi. Hanno lavorato con noi due anni, da precari, hanno dato l'anima, e poi li abbiamo licenziati. Non solo li ringrazio, ma porgo loro le mie scuse, vere, profonde, perché non ho fatto abbastanza per impedire il licenziamento. Credo che sia la colpa più grave che mi porto dietro di questa esperienza. Spero che David e Monia mi perdoneranno. Penso che sia intollerabile un giornale che tuona contro il precariato e poi licenzia i precari.
E infine il mio pensiero va a Ivan, Ivan Bonfanti, quell'energumeno adorabile che era Ivan Bonfanti, sempre arrabbiato, sempre critico, e sempre capace di portare una idea nuova, di essere anticonformista, di costringerti a uscire dagli schemi, sempre in grado di scrivere articoli bellissimi. E' morto a 35 anni, è stato un dolore grandissimo per tutti noi, è stato un dolore atroce per Laura, la nostra amica Laura Eduati, la nostra collega di lavoro, che era la sua compagna. Mi porto via il ricordo di Ivan, forte, luminoso, e la rabbia per non avere avuto con lui il rapporto, molto più profondo, che avrei voluto avere".

scritto da: alebnn alle ore gennaio 12, 2009 22:11 | link | commenti
categorie: politica, sinistra, , attualità, prc , rifondazione comunista, sansonetti

Chi sono

Utente: alebnn
Nome: ALESSANDRO
SONO UN RAGAZZO DI 30 ANNI, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE; LAVORO COME IMPIEGATO, I MIEI PIU' GRANDI INTERESSI SONO LA FIORENTINA E LA POLITICA.

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Anzitutto mi presento: mi chiamo Alessandro, ho 30 anni, sono un impiegato bancario laureato in Scienze Politiche.

DESIDERO ANZITUTTO SPIEGARE BREVEMENTE COSA MI HA SPINTO A CREARE QUESTO BLOG:
Come dice il titolo e come del resto si può intuire sono un sostenitore del PARTITO DEMOCRATICO
Mi interessano molto le vicende che riguardano la politica, quella vera, la politica intesa come
“bene pubblicoâ€
e non come oggetto di potere in mano a pochi che comandano.
Il mio punto di riferimento politico è
ROMANO PRODI

I personaggi che purtroppo ci hanno lasciato e che stimo enormemente per il contributo che hanno saputo dare nella propria vita sono:
- DON LORENZO MILANI


- ALCIDE DE GASPERI


- INDRO MONTANELLI


- NORBERTO BOBBIO


- ALDO MORO


- ENRICO BERLINGUER

- GIOVANNI PAOLO II

A questi uomini e a molti altri che qui non cito ma che hanno saputo lasciare un solco profondo nella nostra storia e hanno concorso a far crescere in me l’interesse per la politica come “COSA PUBBLICAâ€, va un enorme grazie!

Alessandro
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La canzone popolare

Alzati che si sta alzando 
la canzone popolare

se c'e' qualcosa da dire ancora,
se c'e' qualcosa da fare
alzati che si sta alzando
la canzone popolare
se c'e' qualcosa da dire ancora,
ce lo dirà
se c'e' qualcosa da imparare ancora,
ce lo dirà
sono io oppure sei tu,
che hanno mandato più lontano
per poi giocargli il ritorno
sempre all'ultima mano
e sono io oppure sei tu,
chi ha sbagliato più forte
che per avere tutto il mondo
fra le braccia
ci si e' trovato anche la morte
sono io oppure sei tu,
ma sono io oppure sei tu
alzati che si sta alzando
la canzone popolare
se c'e' qualcosa da dire ancora,
se c'e' qualcosa da fare
alzati che si sta alzando
la canzone popolare
se c'e' qualcosa da capire ancora,
ce lo dirà
se c'e' qualcosa da imparare ancora,
ce lo dirà
sono io oppure sei tu
la donna che ha lottato tanto
perché il brillare naturale
dei suoi occhi
non lo scambiassero per pianto
e invece io lo vedi da te,
arrivo sempre l'indomani
e ti busso alla porta ancora
e poi ti cerco con le mani
sono io, lo vedi da te,
mi riconosci, lo vedi da te
alzati che sta passando
la canzone popolare
sono io, sono proprio io,
che non mi guardo più allo specchio
per  non vedere le mie mani più veloci,
ne' il mio vestito  più vecchio
e prendiamola fra le braccia
questa vita danzante
questi pezzi di amore caro,
quest'esistenza tremante
che sono io e che sei anche tu,
che sono io
e che sei anche tu
alzati che si sta alzando
la canzone popolare
alzati che sta passando
la canzone popolare

se c'e' qualcosa da dire ancora,
ce lo dirà
se c'e' qualcosa da capire ancora,
ce lo dirà
se c'e' qualcosa da chiarire ancora,
ce lo dirà
se c'e' qualcosa da cantare ancora,
si capirà.

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