

Due pesi e due misure di fronte alla morte: le atroci conseguenze delle guerre
Oggi la notizia è apparsa, ma è stata sostanzialmente messa in secondo piano. Che volete che sia, in fondo si è trattato di un "tragico incidente". Già, perché così ci vogliono far pensare i signori che controllano l'informazione. Come si può accusare dei Nostri soldati di aver ucciso una ragazzina tredicenne e aver ferito i suoi zii? Semplicemente dicendo che è stata una disgrazia come ne capitano tante. Io che da sempre sono contro le guerre, cerco di guardare il fatto con occhi diversi, più critici e mi immagino cosa poteva essere se succedeva il contrario. Supponiamo per assurdo che uno di noi italiani percorra a visibilità ridotta una strada pattugliata da un esercito straniero venuto formalmente per liberarci da una dittatura. Immaginiamo che venga aperto il fuoco e muoia una persona innocente. Cosa diremmo? Forse li giustificheremmo? Non credo proprio.
Se accadesse una cosa simile a noi, certamente saremmo qui a lamentarci. Quando invece capita ad altri, sostanzialmente ce ne freghiamo. La nostra ottusa mentalità ci impedisce di ribellarci alle atrocità delle guerre. Non ci rendiamo conto della gravità di episodi come quello appena avvenuto, e il tutto perché chi è rimasto vittima non era un "eroe italiano".
La nostra ottusa mentalità ci impedisce di imporre ai nostri governanti di rispettare sempre e comunque l'articolo 11 della Costituzione italiana laddove recita: "l'Italia ripudia la guerra".
Perché se davvero il nostro esercito è in missione in Afghanistan per aiutare nella ricostruzione spara alle automobili ed uccide? Qualcuno mi risponderà che si sarà trattato di un eccesso di difesa, del timore che si trattasse di un'auto con a bordo dei terroristi. Bene. Se così fosse, allora a quei soldati della mia età che hanno sparato vorrei rivolgere un appello sincero: "ragazzi, se avete paura, se per difendervi siete costretti ad uccidere chi non ha colpe abbiate il coraggio di rinuciare all'incarico e dite ai vostri comandanti che non ve la sentite più. Nessuno vuole vedere di nuovo cerimonie come quelle dopo l'attentato a Nassirya. Nessuno chiede a voi di sacrificarvi, non ci interessano "eroi", piuttosto ritornate a casa. Avete di fronte a voi una vita da vivere. Non buttatela via. Rinuciate alle armi. Smettetela una volta per tutte di andare all'estero a sparare a chi ha la sfortuna di passare per la vostra strada".
Alessandro
Francesco de Gregori
La storia siamo noi
[da "Scacchi e tarocchi", 1985]
La storia siamo noi, nessuno si senta offeso
Siamo noi questo prato di aghi sotto al cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi,
siamo noi queste onde nel mare,
Questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da raccontare.
E poi ti dicono: “Tutti sono uguali,
Tutti rubano alla stessa maniera”
Ma è solo un modo per convincerti
A restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone
La storia entra dentro le stanze, le brucia,
La storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi.
Siamo noi che scriviamo le lettere
Siamo noi che abbiamo tutto da vincere e tutto da perdere.
E poi la gente - Perché è la gente che fa la storia -
Quando si tratta di scegliere e di andare
Te la ritrovi tutta con gli occhi aperti
Che sanno benissimo cosa fare:
Quelli che hanno letto milioni di libri
E quelli che non sanno nemmeno parlare;
Ed è per questo che la storia dà i brividi,
Perché nessuno la può cambiare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
Siamo noi, bella ciao, che partiamo
La storia non ha nascondigli,
La storia non passa la mano.
La storia siamo noi,
Siamo noi questo piatto di grano.
---------------------------------------------------------------
BUON 25 APRILE A TUTTI GLI AMICI DEMOCRATICI
da
Ale
-------------------------------------------------
Epurazioni si... referendum nel giorno delle elezioni no.
IL RICATTO DI BOSSI HA FUNZIONATO... Ma la cosa più triste è che
la gente continua a votarli...
Prima o poi apriremo gli occhi, speriamo non sia troppo tardi.
Alessandro
Pasqua 2009
In Abruzzo la terra continua inesorabilmente a tremare. Ieri è stato il giorno di lutto nazionale e vivo è nelle nostre menti il pensiero per coloro che hanno perso la vita, parenti, amici, l'abitazione che avevano ora è crollata spezzando progetti e sogni... Quella gara di solidarietà che ha subito coinvolto la politica, il mondo dello sport, la società civile italiana ci aguriamo che vada ad alleviare il dolore delle popolazioni così terribilmente colpite e provate. Noi italiani siamo un popolo che in situazioni di normalità purtroppo a volte non esprime il meglio di sé. Talvolta siamo egoisti, poco inclini all'accoglienza, intolleranti o poco solidali verso chi ha di meno. Di fronte alle difficoltà però i fatti ci dimostrano che sappiamo reagire e farci carico magari anche solo con un piccolo contributo delle difficoltà altrui. Sarà così anche questa volta; lo sarà in corrispondenza della Pasqua di resurrezione che quest'anno assume un sapore particolare, vuoi per questo terribile evento naturale, vuoi per la crisi economica che incombe e sta colpendo molti uomini e donne che di recente hanno perso il proprio posto di lavoro e che si pongono interrogativi sul proprio futuro. Questa Pasqua deve assumere, per credenti e non un sapore di riscatto. Deve darci la forza di andare avanti con impegno, metterci a servizio del prossimo, affermare gli ideali di solidarietà e di giustizia, di onestà e di pace. Per questa ragione auguro a tutti una serena Pasqua del Signore dedicandovi queste parole sempre attuali di un cantante, di un poeta, di un uomo vero di nome Guccini:
"Ma penso
che questa mia generazione
è preparata
a un mondo nuovo e una speranza
appena nata,
ad un futuro che ha già in mano
a una rivolta senza armi
perché noi tutti ormai sappiamo
che se Dio muore è per tre giorni
e poi risorge.
In ciò che noi crediamo
Dio è risorto
in cio che noi vogliamo
Dio è risorto,
nel mondo che faremo
Dio è risorto"!
Alessandro
Terremoto: Obama invia le condoglianze
Messaggio alle famiglie italiane colpite dal sisma
(ANSA) - ANKARA, 6 APR - Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha inviato le sue condoglianze alle famiglie italiane colpite dal terremoto.Obama ha aperto la sua conferenza stampa ad Ankara col presidente turco Abdullah Gul inviando la sua solidarieta' con le vittime del terremoti in Italia. ''Desideriamo porgere le nostre condoglianze alle famiglie italiane colpite dal terremoto. Ci auguriamo che l'invio dei mezzi di soccorso riesca a minimizzare i danni per le vittime'', ha detto Obama.
tratto da: http://www.ansa.it/site/notizie/regioni/abruzzo/news/2009-04-06_106338349.html
La terra ha tremato nel buio, alle 3:32 e la forza distruttiva della scossa, di magnitudo 5,8 - un livello che corrisponde all'ottavo-nono della scala Mercalli - ha devastato l'Aquila e i piccoli centri attorno al capoluogo abruzzese, portandosi via almeno 150 vite umane. Le urla degli abitanti e gli schianti dei crolli hanno spezzato il buio, ma solo le prime luci del giorno hanno
mostrato gli effetti del terremoto: case venute giù come se fossero di carta velina. Alla fine della giornata i morti stimati sono 150 e almeno 1.500 i feriti, ma con l'alta probabilità che si tratti di un bilancio - purtroppo - assolutamente provvisorio. Si poteva evitare questa tragedia? Da gennaio la terra tremava a ripetizione, l'ultima scossa pesante la scorsa settimana: erano state chiuse anche le scuole. Ma l'appello dei cittadini, le loro preoccupazioni, sono rimaste lettera morta. E ora si contano i morti.
Devastati tanti piccoli centri, oltre al capoluogo che pare colpito da un bombardamento: Paganica, Camarda, Tempera, San Demetrio nei Vestini, Castelnuovo. A Onna, il centro a pochi chilometri dall'Aquila che è il più danneggiato, è la disperazione: «A Onna siamo in 350. Finora avrò contato una cinquantina delle persone che conosco, ancora vive», ha riferito un uomo che risiede nella frazione dove stamani le prime bare sono state allineate su un prato. Nel capoluogo i crolli hanno interessato tutte le zone della città sei ragazzi sono stati estratti vivi dalla Casa dello studente, ma un loro collega è ancora disperso.
Un po' ovunque giù cupole di chiese e campanili: crollata la parte absidale della Basilica di S. Maria di Collemaggio, della
cupola di Giuseppe Valadier della chiesa delle Anime Sante, del campanile della chiesa di San Bernardino. Crollato parzialmente anche il transetto del Duomo dell'Aquila. «Nessuno sarà lasciato da solo», è la promessa del premier Silvio Berlusconi che ha definito l'accaduto come «una tragedia senza precedenti», dopo aver raggiunto L'Aquila ed aver sorvolato in elicottero l'area colpita dal sisma. Subito dopo ha presieduto a Roma la sedua del Consiglio dei ministri che ha conferito «i poteri di attuazione degli interventi d'emergenza» al sottosegretario Guido Bertolaso. «Per i primi giorni sono stati stanziati 30 milioni di euro di fondi immediati, in attesa di quantificare giovedì le risorse strutturali», ha spiegato Berlusconi in diretta tv. Di soldi, però, non c'è ancora traccia. Non subito, almeno.
Fin da subito si sono mossi i soccorsi coordinati dalla protezione civile, ma dalle aree del terremoto si sono levate
anche critiche: «Dove sono gli aiuti? E le tende?» chiede qualcuno a Onna, lamentando di essere rimasti per ore senza
contatti con i soccorritori. Alcuni centri sono delle vere e proprie città fantasma. E nelle tante abitazioni lasciate vuote dalla fuga notturna sono già avvenuti i primi arresti per sciacallaggio. A riferirlo è stato il capo della polizia, Antonio Manganelli, secondo quanto riportato dal sito della stessa polizia di Stato: »Ho visto arrivare nella tendopoli adibita a questura - ha spiegato
Manganelli - degli arrestati sorpresi mentre rubavano nelle case abbandonate. È una triste consuetudine«.E Intanto ci si prepara alla prima notte dopo il terremoto, una notte fredda e di pioggia che ha cominciato a cadere sugli sfollati per i quali si stanno predisponendo le tendopoli o crecando migliaia di posti letto negli alberghi lungo la costa. A L'Aquila in tantissimi si apprestano a trascorrete la notte nelle auto parcheggiate in piazzali o comunque in aree lontane dagli edifici: la paura non è passata e la scossa del tardo pomeriggio di magnitudo 4.1 fa ricordare che il terremoto è ancora lì, in agguato, ancora una volta nella notte.
Tutto pronto la Circo Massimo che accoglierà la manifestazione della Cgil. Quaranta treni speciali, due navi e 4.800 pulmann per far arrivare a Roma sabato 4 i lavoratori e i pensionati che parteciperanno alla manifestazione nazionale indetta dalla Cgil per chiedere "un modo più maturo, più democratico e più civile" di affrontare la crisi, come ha detto il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani.
Alla manifestazione parteciperà anche Dario Franceschini. L'annuncio è stato dato dallo stesso Franceschini durante una conferenza stampa nella sede del Pd. «Vorrei usare le parole di Gordon Brown : laddove c'è un lavoratore, un povero o un disoccupato lì ci deve essere un progressista: e quindi domani sarò in piazza».
Franceschini precisa poi che così come domani sarà con la Cgil, allo stesso modo «andrò alle manifestaizioni della Cisl e della Uil che reclamano misure per risolvere i problemi di chi perde il lavoro». Il Pd, aggiunge Franceschini, sarà «a tutte le manifestazioni che denunciano la totale inadeguatezza delle misure che il governo italiano sta prendendo per fronteggiare la crisi rispetto a tutti gli altri governi del mondo». «Continuerò a dire - aggiunge - che noi aspettiamo che il prima possibile arrivi di nuovo un luogo unitario del sindacato e che prevalga ciò che unisce piuttosto che ciò che divide». Il leader Pd precisa che domani «non ci sarà una delegazione ufficiale del Pd o un'adesione formale, che non ci sono state richieste, ma ci saranno molti parlamentari del Pd, come me, che condividono il taglio della manifestazione che chiede misure al governo».
«Ho rispetto per chi va in piazza. Ma credo che la politica non sia la rincorsa ai cortei degli altri. Andando in piazza domani non credo che Franceschini aggiungerà moltissimo alla protesta. Temo invece che toglierà più di qualcosa all'autonomia del Pd. Lo considero un errore politico da matita rossa e blu» ha detto il senatore del Pd Marco Follini.
«Domani torna in piazza l'Italia che non crede agli spot di Berlusconi, l' Italia che più sta pagando questa crisi e chiede interventi veri per chi il lavoro lo ha perso o lo sta perdendo, per i precari, per chi ha una pensione misera, per chi lotta contro le vecchie e nuove povertà» ha detto Marina Sereni, vicepresidente dei deputati PD. «La manifestazione della Cgil al Circo Massimo di Roma è un richiamo all'esecutivo perchè smetta di giocare con le parole e trovi le risorse vere per gli ammortizzatori sociali, gli affitti, gli aiuti alle aziende che investono in innovazione e sviluppo e hanno difficoltà nell'ottenere finanziamenti.
«Mi sembra come lo sciopero contro la pioggia, cioè contro una crisi che ha una dimensione globale» ha affermato il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi. «Credo che ci sia tanto pregiudizio e che la gente non lo capisca, se non una minoranza ideologizzata e politicizzata, che troverà un motivo di incontrarsi per protestare contro la pioggia. I luoghi di lavoro, soprattutto nel pubblico impiego - ha concluso - credo saranno pieni, non certo svuotati da questo in parte sciopero».
Questo governo non ha ancora capito la gravità della crisi, continua ad affrontarla con interventi rabberciati o di puro illusionismo. Ha appena ottenuto la fiducia sul cosiddetto 'decreto incentivì, insufficiente e tardivo con il quale ha regalato tempo e soldi agli agricoltori che hanno violato la legge superando le quote latte». «Mi auguro che Berlusconi sappia ascoltare e non giochi ancora una volta a dividere le forze del lavoro - conclude - Da parte del PD un impegno continuo perchè le organizzazioni sindacali affrontino insieme il grave momento economico superando le pur legittime diversità di approccio su singoli temi».
Anche se «con un tasso di politicità maggiore rispetto agli altri sindacati», oggi «la Cgil interpreta un malessere reale». L'ex segretario della Cisl e oggi deputato Udc, Savino Pezzotta, «guardare con attenzione» alla manifestazione di domani della Cgil per «capire quanto condensa del malessere sociale».
«Ci sono anche ragioni sindacali - sottolinea -. È indubbio che il governo non abbia dato una risposta adeguata alla crisi che investe il mondo del lavoro e che non abbia una politica di sviluppo». Sul «no» alla riforma della contrattazione, Pezzotta dice invece che la Cgil avrebbe dovuto essere «più flessibile».
Il problema, conclude, non è che la Cgil organizzi da sola una manifestazione, ma che il sindacato non sia unito davanti ai lavoratori. I partiti? «Dovrebbero restare fuori dalle manifestazioni sindacali».
E alla fine ragazzi e ragazze da tutta Italia hanno deciso di smentire don Luigi Ciotti. Non erano in centomila, come lui aveva previsto, ma molti di più. Centocinquantamila. Un lungo serpentone colorato che dalla rotonda Diaz occupava tutto il lungomare fino a Piazza del Plebiscito. Piena zeppa in tutti i suoi angoli, come ai concerti, molto di più che ai raduni dei partiti, anche quando non tutto il corteo aveva finito il suo percorso e con pullman ancora bloccati all'uscita dell'autostrada. Ad aprire la lunga sfilata i protagonisti di questa giornata straordinaria, l'anima e la coscienza di questo poderoso movimento che è Libera. L’avaro vocabolario italiano li classifica come «familiari delle vittime di mafia», ma non basta. Sono padri, mamme, mogli, figli, ognuno di loro ha perso un pezzo di cuore che nessuno gli restituirà più nella interminabile guerra che le mafie hanno dichiarato all'Italia onesta. Sono cinquecento e sono quelli che hanno deciso, come dice con commozione e rispetto don Luigi Ciotti, di trasformare il dolore intimo in rabbia e voglia di lottare.
Volti e storie
C’è Gilda Ammaturo, suo padre Antonio era capo della Squadra mobile negli anni Ottanta nella Napoli devastata dal dopoterremoto, dalle Brigate Rosse, dalla camorra e dalla malapolitica. Lo ammazzarono insieme al suo unico agente di scorta, Pasquale Paola. Anche lei, dopo anni di dolore e grazie a Libera, ha elaborato il lutto, lo ha trasformato in impegno civile. Le mani di Mario Congiusta sono coperte da guanti bianchi, mostra il palmo con la scritta «certezza della pena». Suo figlio Gianluca fu ucciso a Siderno dalla mafia del pizzo. In vita sua Mario mai avrebbe immaginato di marciare in un corteo, ora è qui, va nelle scuole, parla di boss e 'ndrangheta, scrive su Facebook, raccoglie adesioni. Alessandra Clemente è una ragazza giovane è bella, sua madre si chiamava Silvia Ruotolo, uccisa dalla camorra a soli 39 anni. Se un giorno le avessero detto che avrebbe parlato nella sua Napoli davanti ad una marea di persone venute da tutta Italia e da almeno 30 paesi del mondo, non ci avrebbe creduto. «Ci dobbiamo arrabbiare, noi siamo l'Italia pulita dobbiamo pretendere il cambiamento» - dice prima di finire in lacrime nella braccia forti di don Tonino Palmese, sacerdote e anima di Libera in Campania.
Mille storie, mille volti un'unica tragedia. Che 14 anni fa un prete senza tonaca, Luigi Ciotti, insieme ad altri preti decise di organizzare. Partirono in pochi ed hanno costruito un movimento che ha radici in tutta Italia. Non è solo il ricordo, importante, delle vittime a mobilitare migliaia di persone, ma la volontà di costruire un Paese più giusto e unito, unico antidoto contro le mafie. Lo dice don Luigi chiudendo la manifestazione e guardando dal palco lo striscione degli operai della Fiat di Pomigliano. «Lavoro, dignità sociale, da qui inizia la lotta alla mafia».
I soldi della mafia
Lo dicono persone diverse tra loro come Piero Grasso (capo della procura nazionale antimafia) e Nichi Vendola, governatore della Puglia. Il magistrato: «Con la crisi economica i capitali delle mafie diventano più potenti e forti». Vendola: «Nel Sud deperiscono i diritti..». Insieme ai giovani provenienti da Torino (1500) si mescolano i ragazzi di Polistena (Calabria), un giovane russo, Ilya Politkovkaja, il figlio di Anna, la giornalista uccisa («Nel mio Paese una manifestazione del genere non sarebbe permessa») e i migranti di Castelvolturno. Uno di loro dal palco ricorda i sei fratelli massacrati dal terrorismo dei “casalesi”. «Siamo insieme a voi per chiedere giustizia». Legalità è la parola più pronunciata.
Magistrati, politici e amministratori sul palco (ci sono Bassolino, la Iervolino, Polverini, segretaria dell'Ugl, Luigi de Magistris, Giancarlo Caselli) ascoltano silenziosi. Nessuno di loro pronuncerà discorsi, tutti, anche Roberto Saviano, leggeranno i nomi delle 500 vittime di mafia. Don Ciotti lancia l’appello ai boss, ai killer e ai loro complici. «Fermatevi, la vostra non è vita. Fermatevi perché vi aspetta la galera, vi toglieremo i vostri beni e alla fine non vi resterà nulla...»
La fine di A.N.
So bene che queste sono cose di casa altrui... non dovrebbero essere nemmeno prese più di tanto in considerazione, non è che ci interessino un gran che, ma un breve pensiero lo meritano. Alleanza Nazionale sta per essere fagocitata da Forza Italia. Il prossimo 27 marzo il cosiddetto "PDL" farà definitivamente scomparire il partito creato da Fini sulle ceneri dell'MSI, a sua volta erede del tristemente famoso Partito Nazionale Fascita.
Questa mossa, a differenza di quanto avvenuto per il Partito democratico dove di fatto non esiste un leader carismatico, avverrà in quanto Berlusconi ha deciso di "comprarsi" letteralmente An.
La cosa positiva, guardandola dal nostro punto di vista è che gli elettori di Alleanza Nazionale verranno privati definitivamente del loro simbolo, e a quanto pare ci sono e ci saranno alcuni scontenti. Vuoi da una parte gli uomini di destra che malvolentieri confluiranno nel Partito popolare europeo, vuoi i berluscones che da mesi non fanno altro che criticare Fini perché in qualità di presidente della camera cerca di comportarsi in maniera imparziale e a loro tutto ciò non sta bene.
Di certo è improbabile che al Partito democratico la fine di A.N. porti alcun tipo di contributo elettorale. Forse non subito, ma con il passare del tempo forse l'astensionismo dei postfascisti oggi elettori di A.N. potrebbe essere un'arma determinante. Staremo a vedere.
Per il momento limitiamoci a dare l'estremo saluto ad un partito che pur con tutti i difetti, con tutte le sue immancabili contraddizioni e la sua spesso mal celata intolleranza verso gli stranieri ha di fatto contribuito alla nascita del bipolarismo in Italia.
Fra poco cari "camerati" non esisterete più... diventerete uomini agli ordini del Cavaliere, fedeli sostenitori dell'impunità per i furbi, membri del partito azienda di Mediaset, procacciatori di voti di Dell'Utri, Previti e prescritti vari.
Se a voi sta bene tutto ciò, fate pure ma non dite che non vi avevamo avvisato.
Addio A.N. (senza rimpianti).
Alessandro
COSA SI NASCONDE DIETRO LE DIVISIONI TRAI SINDACATI?
Un punto su cui riflettere.
Nel giorno dell'incarico, il neo segretario Franceschini ebbe modo tra le altre cose di affermare la necessità dell'unità sindacale.
In effetti la frattura tra CISL, UIL da una parte e CGIL dall'altra è quantomai evidente e con il tempo pare assumere dimensioni preoccupanti soprattutto alla luce dell'ultimo accordo fatto in maniera separata con il governo in materia di contrattazione.
Non intendo qui entrare nel dettaglio degli aspetti economici di tale accordo firmato il 22-01-2009 dato che si tratta di una materia complessa e probabilmente sarebbe inutile dibattere sulle differenze degli indici di riferimento per gli adeguamenti contrattuali.
Per chi volesse segnalo un link dove trovare il testo integrale di esso: http://www.uiltrasporti.it
Tralasciando gli aspetti più tecnici, credo piuttosto che sia doveroso conoscere e riflettere su un punto in particolare, che di fatto rappresenta un attacco frontale ai diritti dei lavoratori.
Di questo punto purtroppo non parla nessuno:
Si tratta del punto 16 che recita quanto segue: " per consentire il raggiungimento di specifiche intese per governare, direttamente nel territorio o in azienda, situazioni di crisi o per favorire lo sviluppo economico ed occupazionale, le specifiche intese potranno definire apposite procedure, modalità e condizioni per modificare, in tutto o in parte, anche in via sperimentale e temporanea, singoli istituti economici o normativi dei contratti collettivi nazionali di lavoro di categoria".
Se ho ben interpretato (e a tal proposito invito chi la pensasse diversamente a correggermi), da esso discenderebbe la possibilità che con i contratti integrativi si possa derogare anche in modo peggiorativo i contratti nazionali di categoria, mediante modifiche che colpiranno soprattutto i lavoratori delle piccole aziende, poco sindacalizzate e di fatto senza una vera contrattazione di secondo livello. Tutto tenderà ad essere legato alla produttività e si utilizza l'alibi della crisi economica per togliere poco alla volta diritti ai lavoratori.
Vorrei capire quale sia stata la convenienza di accettare un simile ricatto del governo da parte della CISL e della UIL. Non riesco nemmeno a comprendere la sostanziale inerzia del Pd su questo tema.
Se qualcuno ha delle risposte in merito o spunti di riflessione è invitato a contribuire con idee e commenti.
Grazie
Alessandro
A tutte le donne, ma in particolare alle amiche democratiche un grande augurio che l'8 marzo sia non solo la festa simbolica di un giorno, ma il rispetto e la pari dignità delle donne siano affermate 365 giorni l'anno.
Alessandro
Segretario da consumarsi preferibilmente entro il 31-10-2009
Pare uno slogan satirico invece così non è. La maggioranza dell'assemblea del Partito democratico di sabato 21 febbraio ha deciso in questo modo. Il segretario si fa subito, ma si applica la scadenza, un po' come ai prodotti alimentari. Veltroni si è dimesso, si è scusato, non ha spiegato i motivi politici del suo insuccesso, ma ai dirigenti che contano nel Pd va bene così; non si cerca un cambiamento autentico, non si fa autocritica, semplicemente si sceglie di sostituirlo con il suo vice. Sia chiaro che Franceschini è certamente una persona valida, nessuno lo contesta dal punto di vista umano perché non ce ne sono ragioni. Anche dai suoi primi interventi da segretario è apparso sicuro di sé, non impaurito e di questo gliene va reso merito. Ciò che semmai va evidenziato è il modo con cui è stato scelto di non scegliere. La vicinanza delle elezioni europee e amministrative sarebbe stata una grande occasione di dibattito, non un ostacolo per procedere ad un vero rinnovamento. Forse i tempi sarebbero stati stretti, ma di certo quel rischio poteva essere corso poiché quella era l'occasione per riavvicinarci ai cittadini, confrontarci, capire il motivo degli ultimi insuccessi. Invece no, si prosegue sulla stessa strada, salvo qualche ripensamento come la cancellazione del fantomatico “governo ombra”. Non c'è da stupirsi più di tanto. E' logico che sia così; il segretario del Partito democratico in base allo statuto viene scelto attraverso le elezioni primarie, ma le medesime primarie sono sostanzialmente pilotate dai dirigenti che di fatto grazie al loro apparato riescono ad imporre le proprie scelte. Che Bersani sia il futuro leader del Pd lo sappiamo già oggi, così come due anni fa sapevamo che avrebbe vinto Veltroni. Dato per scontato tutto ciò (senza nulla in contrario a Bersani, che è persona valida e competente), il problema del Partito democratico come si può evincere sta tutto nella incongruenza con il suo nome stesso. Democratico? Siamo sicuri? Ma se nei fatti il Pd è una scientifica spartizione di seggi, cariche e amministratori tra Margherita e Ds; se per volti nuovi si scelgono i rampolli di imprenditori con enormi conflitti di interessi come Colaninno, davvero possiamo definirci democratici? Caro Franceschini, il problema è tutto qui. Se voi siete riusciti a rimanere in politica è solo perché gli italiani di centrosinistra volevano un partito nuovo, non era sufficiente la sommatoria dei vostri ex partiti. Se il Pd è nato è solo grazie all'impegno del popolo delle primarie, è solo grazie alla speranza che qualcosa nella politica italiana si riuscisse a rinnovare. E voi? Vi siete chiusi in mille correnti, saltando però tutti sulla barca del Pd e in nome della spartizione di poltrone avete tutti appoggiato Veltroni salvo poi non far altro che litigare. In pochi ricordano ancora il “discorso della cicoria” di Rutelli, quando lui e Marini volevano a tutti i costi boicottare il disegno unificatore di Prodi e degli ulivisti. Alla fine non ci riuscirono, ma poi contando sul fatto che la memoria di molte persone è corta, sono ancora oggi in prima linea a dettare legge. Il Pd, malgrado gli oligarchi non lo vogliano ammettere, è nato esclusivamente per dare anche all'Italia un vero partito socialdemocratico riformista che avesse una linea comune sui principali temi etici, economici, sociali e di politica estera. Era necessario trovare una sintesi e per far questo dovevano essere messe da parte le vecchie ideologie novecentesche per sostituirle con idee nuove che poggiassero su valori e radici comuni a tutti. Laddove si avallano scelte scellerate come quelle della segreteria Veltroni di imbarcare dentro le proprie liste contemporaneamente i teodem fondamentalisti come la signora Binetti e i radicali anticlericali e ultraliberisti significa due cose: o capirci poco di politica, o prendere in giro i propri elettori. Che poi Veltroni abbia avuto difficoltà ad imprimere una linea definita al partito a causa delle correnti e dei battibecchi interni è verissimo, nessuno lo nega, così come nemmeno lui dovrebbe negare che la sua elezione a segretario è avvenuta proprio grazie a quella sorta di “patto per il potere” che accomunava tutti coloro che lo appoggiavano. Ora urge una svolta. Servirebbe un reale ricambio generazionale, e per far questo l'unico modo potrebbe essere quello di stabilire nello statuto che almeno metà dei futuri membri dell'assemblea nazionale e di quelle locali sia composto da persone con età inferiore a quarant'anni, senza conflitti di interessi, mai condannati, e che prima della nascita del Pd non ricoprissero cariche politiche nei vecchi partiti. So benissimo che questa proposta è fantascientifica, ma so altrettanto bene che sarebbe condivisa dalla maggioranza dei democratici, compresi quelli che, delusi dal Pd alle prossime elezioni voteranno Di Pietro o si asterranno.
Alessandro
In platea si arrende il popolo delle primarie
di Sebastiano Messina, Repubblica - 22 Febbraio 2009
Che non ci sia proprio partita, tra le pareti verde speranza della Fiera di Roma, è già chiaro quando la voce rauco-tonante di Anna Finocchiaro annuncia con meticolosità notarile che «il gruppo dirigente nazionale e i segretari regionali», cioè l´intero vertice del Pd, chiede che «l´assemblea, ai sensi dell´articolo 3 dello Statuto, comma secondo, primo capoverso...», elegga qui e ora il successore di Walter Veltroni. Saremmo tutti d´accordo, insomma, ma dal momento che «Arturo Parisi e altri amici» insistono per le primarie immediate, ci tocca discuterne e votare...
In quel momento, la nomenklatura del Pd ha già tirato un sospirone di sollievo. Andrà tutto liscio, Franceschini uscirà da qui come segretario e Parisi andrà a sbattere la faccia contro il muro. La temuta rivolta della base non c´è stata. Almeno non qui, non stamattina. Della temuta contestazione s´è vista solo una pallidissima traccia, uno striscione all´ingresso della Fiera («Congresso e primarie ora») e un volantino educatamente perentorio: «Dopo Veltroni tutti a casa».
Franco Marini, che dopo la stagione presidenziale è tornato alla camicia a quadrettoni, si rigira tra le mani la pipa spenta e ci scherza su: «Venendo qui mi aspettavo che sarebbe successo chissà cosa. Lerner porterà le truppe, dicevano. Dove sono, queste truppe?». Ha ragione. Truppe di pasdaran pro-primarie non se ne vedono. Nessun rivoltoso all´orizzonte. «Temevo peggio» ammette Vincenzo Vita, veltroniano antemarcia.
Eppure Gad Lerner, che sale sul palco del Pd non come presentatore ma come sfidante, va controcorrente anche da solo: «Come si può essere compatti attorno a un gruppo dirigente che ci ha portato di sconfitta in sconfitta?», domanda a voce alta. Dal fondo della sala parte un applauso trasversale. Un altro, più fragoroso, accoglierà di lì a poco l´invito di Rosy Bindi a «sciogliere il governo ombra», dove Veltroni aveva riunito le sue teste d´uovo. E un altro, ancora più forte, lo otterrà il compagno Tortolini, segretario di Piombino, che sostiene Franceschini ma chiedendo «un azzeramento, un segnale di discontinuità».
Insomma, tira un vento di tramontana, per le facce note del Pd. Ha ragione Lucia Annunziata, che dopo aver parlottato con D´Alema spiega: «Questa è l´assemblea della paura». L´eco dei sondaggi, quelli che indicano al di là di ogni ragionevole dubbio la volontà della base di voltare pagina, qui dentro sembra una vocina lontana, anche se qualcuno si è incaricato di farla sentire. Come il senatore Stefano Ceccanti: «La gente penserà che ci siamo autoblindati». O come Ivan Scalfarotto, che ci va giù durissimo: «Qui si sta cristallizzando un ceto politico di stampo brezneviano: che disastro!».
I big del partito non sembrano affatto preoccupati. Piero Fassino, grisaglia e cravatta rossa, si aggira tra i delegati dispensando ottimismo. Rutelli mastica chewing-gum in nona fila, leggendo la rassegna stampa. Goffredo Bettini armeggia col telefonino: «Visto lo choc per le dimissioni di Veltroni, definirei ammirevole la sobrietà di amici e compagni». Bassolino è in quarta fila, isolato e non solo metaforicamente. Ma gli altri sono quasi tutti in prima fila. C´è uno strano terzetto Turco-Marini-Calearo sulla destra, un quartetto laico Melandri-Realacci-Bianco-Gentiloni a centro sala e un altro terzetto misto più in là, Colaninno-Brutti-Bindi. Enrico Letta fa su e giù dal palco, presidiato da Antonello Soro - rassicurante come uno zio ammiraglio - mentre l´ex ministro Treu siede immobile a metà della prima fila, con il loden abbottonato e le mani giunte con le dita intrecciate, come se pregasse. E D´Alema, dov´è D´Alema? Eccolo lì, con la camicia grigia sbottonata. Sembra di buon umore, e infatti scherza con Nicola Latorre e Pierluigi Bersani (il più elegante, in gessato scuro). A un certo punto si gira e sbotta: «Ma che caciara!».
Che succede? Succede che mentre stava parlando uno dei sostenitori dell´elezione di Franceschini, da metà sala è partito un grido di contestazione: «Andate a casa!». E poi un coro: «Pri-ma-rie, pri-ma-rie!». Le telecamere, naturalmente, accorrono, facendo infuriare la Finocchiaro, che indossa la sciarpa come una stola e sembra la madre badessa di questo convento democratico: «C´è un gruppetto che coglie l´occasione per mostrarsi. Si mostrino fuori, l´assemblea non può essere turbata dai protagonismi». E loro obbediscono, non senza aver fatto mettere a verbale che non ci stanno: «Ma come si fa ad ascoltare questi qui, che ci propongono di votare per chi ha contribuito a mandare allo sfascio il partito?» domanda Michele Cardulli, del circolo romano «Democraticamente».
Loro, infatti, non votano. Non sono neanche delegati. Franceschini fa il pieno, supera i mille voti. E ognuno si porta a casa le sue certezze e i suoi dubbi. «Possono applaudire quanto vogliono - commenta con aria sconsolata Nando Dalla Chiesa, avviandosi all´uscita - ma loro non hanno la più pallida idea di come sarà percepita questa scelta fuori di qui». Nella sala, il nuovo segretario sta festeggiando la vittoria. Ma Franceschini è il primo a sapere che questa vittoria sulla carta è solo il primo passo, per convincere la sua base che ora è davvero lui il nuovo leader del Pd.
tratto da: http://www.ulivisti.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&sid=18&doc=16966
Eletto segretario pro-tempore Franceschini in attesa di Bersani.
Della serie... cambiare per lasciare tutto come prima. Nulla da eccepire sulla persona del neo segretario con scadenza ottobre 2009. Semmai i dubbi sono sul fatto che se Veltroni si è dimesso a seguito di un fallimento politico senza trovare il coraggio di parlare all'assemblea costituente per spiegarne le ragioni, che senso abbia affidarsi al suo vice che di fatto ha sempre avallato la sua segreteria. Con la scelta di Franceschini, che pure dopo la sua elezione di oggi ha fatto un ottimo intervento, citando i principi cardine del Pd (Costituzione, Laicità, Unità sindacale, Resistenza), sarà comunque molto difficile che ad ottobre si possa attuare un vero rinnovamento. Ammettiamo che le primarie, essendo una componente essenziale del Pd vanno fatte bene, ed in effetti organizzarle in fretta a ridosso delle elezioni sarebbe stato un rischio. Un rischio che però poteva essere corso per risalire la china subito. A ottobre questa risalita sarà ancora possibile? Saremo ancora in tempo? E soprattutto, le elezioni europee e le amministrative verranno gestite nel modo migliore da un segretario "supplente"? Da democratico auguro sinceramente a Franceschini di fare un buon lavoro, ma temo che la sua provvisorietà gli impedisca di agire in modo concreto. Le oligarchie di ex Ds e ex Margherita con la nomina di oggi hanno di fatto evitato di mettere in campo il nuovo leader prescelto che è Bersani, che di fatto in questi mesi lavorerà come "segretario ombra". Solo ad ottobre quando ci saranno le primarie, le oligarchie dei vecchi partiti con in testa D'Alema ce lo proporranno come "novità", curandosi prima naturalmente di essere certi di mantenere il proprio posto di comando. Forse la mia visione è eccessivamente pessimistica, ma che la politica del Partito democratico sia gestita attraverso cooptazioni, conoscenze, amicizie e favoritismi è sotto gli occhi di tutti... Dimostrazione ne è quanto ha detto a "La Repubblica" di oggi Matteo Renzi (vincitore alle primarie al comune di Firenze), che pur essendo giovane è un uomo con alle spalle diversi anni di politica e dunque un uomo sostanzialmente "del palazzo". Renzi riferisce quanto segue: "Sa cosa mi ha detto un assessore l'altro giorno? - Ciccio, rispetta la fila. - Come se la politica fosse un supermercato dove si prende il numeretto. Eh no, noi non rispettiamo la fila, qui non c'è nessuna coda da rispettare. E lo dico anche alle tante bravissime nuove leve del Pd: cari miei, finora è stato molto più comodo aspettare che qualcuno ci coopti, che arrivi il nostro turno. Beh, tirate fuori gli attributi, non attendete più la chiamata." Tutto ciò dovrebbe farci riflettere.
Alessandro
Mills condannato, la stampa estera
"Berlusconi si è protetto col lodo Alfano"

|
2009-02-17 17:08 |
|
PD, VELTRONI LASCIA: "CONFERMO LE DIMISSIONI" |
|
TRATTO DA: http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_899912322.html |
ALTRA BRUTTA NOTIZIA POLITICA:
LA CONTROFIGURA DI BERLUSCONI IN SARDEGNA STA VINCENDO LE REGIONALI....
Non ho parole.
Alessandro
Leggo questo titolo:
"Immigrato picchiato e bruciato. Confessano 3 ragazzi, uno ha 16 anni"
E immediatamente mi vengono i brividi. Purtroppo temo che stiamo diventando un paese razzista e nemmeno ce ne rendiamo conto. Tendiamo troppo spesso a generalizzare, a considerare gli stranieri come delinquenti e lo facciamo solo giudicandoli in base alla loro pelle. I giornalisti da parte loro cercano ad ogni costo di soffiare sul fuoco e così da un po' di tempo metà tg sono dedicati a episodi di violenza che hanno come protagonisti negativi persone straniere. Ciò evidentemente fa parte di un disegno volto a "incattivire" coloro che si sentono minacciati dall'esterno e ovviamente alimenta l'odio, alimenta la discriminazione, alimenta il razzismo. Quello che è accaduto oggi ai danni di un indiano senza tetto dovrebbe però farci ragionare tutti. Chi compie gravi fatti, stupri, assassini, rapine, furti, ecc... va giudicato per quello che è e non per la sua provenienza. Non ce lo domandiamo mai perché quando un fatto coinvolge negativamente uno straniero si etichetta come "extracomunitario" detto in senso spregiativo, quando a ben pensarci anche un americano è extracomunitario ma mai lo si chiamerebbe così?
Ovvio che se uno ammazza, violenta o ruba non deve essere giustificato, deve essere punito nello stesso modo a prescindere dal fatto che sia italiano o straniero. Questo ci si aspetterebbe da uno stato democratico, non la gogna mediatica... non l'esaltazione delle diversità. Ecco, nello stesso modo se figli di "famiglie bene" si divertono a dare fuoco a un poveraccio, meritano di essere puniti severamente. Che dire poi riguardo alla retorica di quelle forze politiche che fanno finta di condannare il gesto e poi alimentano il razzismo? Sono disgustato di fronte alla loro incoerenza. Piuttosto preferirei sentire dire da loro cosa pensano davvero... Preferirei sentirli dire così: "hanno fatto bene, così imparano a venire in Italia".
Invece trionfa la fiera dell'ovvio, la solita retorica della solidarietà falsa, il classico comportamento di chi tira il sasso e poi nasconde la mano.
Mi preoccupa questo clima, e mi pare che sia tutto artefatto.... Mi fa paura la voglia di trovare a tutti i costi una valvola di sfogo... Mi rattrista questo continuo uso ed abuso della violenza perché pare giunta a livelli non controllabili... e che come al solito finisce per colpire chi non ha fatto nulla di male...
Cerchiamo almeno per una volta di toglierci di mente che il male, che l'odio, che la violenza provenga solo dall'esterno... Cerchiamo di ragionare pensando che quando L'UOMO in quanto tale, agisce seguendo i propri istinti più bestiali, merita una sola cosa: essere punito. L'UOMO che si comporta male però NON può essere espulso da una nazione, perché L'UOMO in quanto tale è cittadino del mondo.
Smettiamola da farci condizionare dalle tv e ragioniamo stando dalla parte degli ultimi, dalla parte di chi subisce ingiustamente una violenza. Cerchiamo di guardare oltre il nostro orticello e almeno una volta tanto proviamo a far nostra la frase di Don Lorenzo Milani: “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato e privilegiati e oppressori dall’altro. I primi sono la mia patria, i secondi sono i miei stranieri”.
Alessandro
Note a margine:
Consulente non significa essere venditore, rappresentante o piazzista. In una parola: il televenditore è una cosa ben diversa dall'esperto in economia.
Essere esperto in materie economiche talvolta può risultare di utilità a società, banche, istituzioni che richiedano pareri o studi particolari. Se poi tali consulenze risalgono a una dozzina di anni fa non vedo cosa ci sia di strano che si ritirino fuori a distanza di così tanto tempo.
Il fatto che un soggetto (chiunque esso sia) sia alle dipendenze o comunque abbia rapporti di tipo lavorativo con chi fa cose sbagliate non equivale per forza ad un suo diretto coinvolgimento.
Esempio per chi non capisse: io personalmente faccio parte di una banca dell'ex gruppo Bipielle (guidata da Fiorani). Bene... Fiorani ha fatto quello che ha fatto... Mettiamo che sia colpevole di gravi reati.... Seguendo una certa logica io per questo mi dovrei sentire responsabile di qualcosa solo perché in qualità di impiegato ho "venduto" dei prodotti finanziari che in qualche modo potrebbero averlo arricchito?
Attendo risposte.
Grazie.
Alessandro
Banche; la lezione da apprendere
Intervento su Il Messaggero del 25 gennaio 2009
di Romano Prodi
E’ opinione ormai scontata che i comportamenti del mondo finanziario
e bancario (soprattutto nei paesi anglosassoni) siano all’origine
dell’attuale grave crisi economica.
L’incoraggiamento ai consumi oltre ogni ragionevolezza, la creazione
di titoli di valore almeno dubbio, l’opposizione ad ogni controllo
pubblico e la caduta del senso etico nei comportamenti dei
responsabili del settore sono certamente alla base di una crisi
finanziaria che con una rapidità davvero senza precedenti ha infettato
tutta l’economia reale.
Nonostante questo mi dichiaro senza alcuna esitazione a favore dei
salvataggi bancari che con una varietà di strumenti vengono messi in
atto in diversi paesi.
Non vi è alcuna contraddizione tra la condanna dei comportamenti di
molti protagonisti del sistema bancario e la politica dei salvataggi,
perché quando la crisi si estende a tutto il sistema economico, il
primo obiettivo deve essere quello di evitare che un panico diffuso
nei confronti della solidità delle banche spinga i risparmiatori a
ritirare i depositi e a portarli “sotto il materasso”, bloccando in
questo modo tutta la vita economica.
Un elemento che ha aggravato il precipitare della crisi è stato
infatti il comportamento delle autorità americane che, dopo aver
tenuto senza briglia e senza controllo le banche, ha poi fatto fallire
la Lehman Brothers, lasciando con questo intendere che nessuna banca
poteva ritenersi sicura.
L’ondata di paura provocata da questo fallimento è stata solo
parzialmente tamponata dalle decisioni di molti governi di dedicare
cospicue risorse a sostegno del sistema bancario.
Ed è inutile, a questo proposito, lamentare l’eccessiva ingerenza
dello Stato nell’economia, perché essa è stata resa indispensabile da
questi eventi. Dobbiamo invece chiederci perché tanti politici, tanti
operatori economici e anche tanti economisti alla moda ci hanno
raccontato per quasi un paio di decenni che il mercato doveva essere
il solo perfetto regolatore di se stesso e non aveva bisogno di nessun
controllo.
Sappiamo invece tutti che, perché il mercato funzioni occorrono regole
e comportamenti rigorosi. Occorre cioè che le regole siano rispettate
e che ci sia una autorità che le faccia rispettare.
Opportuni quindi gli aiuti a favore delle banche, ma nel rispetto di
alcune precise condizioni.
La prima è che anche i loro dirigenti diano il proprio contributo al
risanamento del sistema.
Non si può tollerare una situazione in cui essi sono premiati (a volte
in modo indecente) se le cose vanno bene, non sono puniti se le cose
vanno male e, addirittura ricevono benefici copiosi se vengono mandati
via in conseguenza dei loro errori.
In secondo luogo i “salvataggi” bancari hanno un senso se le banche
provvedono con il massimo sforzo al finanziamento del sistema
produttivo (soprattutto delle piccole e medie imprese) e delle famiglie.
Se dobbiamo sostenere le banche perché sono le arterie del sistema
economico, bisogna che il sangue lo portino davvero a tutti gli organi
e quindi anche alle periferie del mondo economico. E, ripeto,
soprattutto alle imprese di minori dimensioni che, anche quando sono
sane, non hanno alternative al credito bancario.
Invece non solo l’esperienza quotidiana di molti imprenditori e
consumatori ci parla di forti restrizioni al flusso del credito, ma
lo stesso messaggio è contenuto nelle indagini di Confindustria, della
Confederazione Nazionale Artigiani e di altri autorevoli organismi.
Ancora più incisivo è, a questo proposito, quanto scrive l’ultimo
bollettino della Banca d’Italia, e cioè che le Banche italiane
partecipanti all’indagine sul credito bancario (Bank Lending Review)
hanno esse stesse ammesso di aver inasprito i criteri adottati per
l’erogazione dei prestiti alle imprese.
E sottolinea l’irrigidimento dei criteri di erogazione anche nei
confronti del credito alle famiglie, sia nel settore del consumo, sia
nei mutui per l’acquisto di abitazioni.
Lo stesso bollettino sottolinea poi che “il rallentamento del credito
è più intenso nei confronti delle piccole imprese”. E questa frase,
purtroppo, non ha bisogno di commenti.
Certo la crisi economica porta sempre con sé l’aumento delle
sofferenze dei crediti ed è evidente che le banche debbano essere più
prudenti nelle loro decisioni, ma il passaggio dalla prudenza
all’adozione di criteri automaticamente più selettivi non si
giustifica in alcun modo.
Ancora più non si giustifica in quanto le banche italiane appaiono in
generale meno colpite dalla tempesta che ha travolto le consorelle
degli altri paesi.
Quindi sì al sostegno alle banche ma solo se esse sostengono l’economia.
Tuttavia non solo il sistema bancario, ma anche la pubblica
amministrazione è chiamata con i propri comportamenti a dare un
contributo positivo al sostegno dell’economia.
Non mi riferisco in questo caso a comportamenti di carattere generale, ma al
fatto specifico (che costituisce una patologia esclusivamente
italiana) del ritardo dei pagamenti nel caso dell’acquisto di beni e
servizi e del ritardo dei rimborsi fiscali nei confronti di imprese e
privati cittadini.
Si tratta di situazioni patologiche esistenti da tempo, situazioni
patologiche che in molti settori e in molte regioni si vanno
ulteriormente aggravando. Ciò deprime ancora di più il ciclo economico
e rende allo stesso tempo più costoso l’acquisto di beni e servizi.
Il primo aiuto dello Stato all’economia in crisi sta quindi nella
vecchia ed elementare regola che i debiti vanno pagati e vanno pagati
nel tempo dovuto.
Romano Prodi
Ricevo per email e volentieri pubblico questo Intervento su Il Messaggero del 17 gennaio 2009
di Romano Prodi
SI PARLA di una imminente tregua a Gaza. Se ne parla con ottimismo e speranza ma la si invoca anche per necessità.
L’Egitto, grande e infaticabile mediatore, si trova infatti in una posizione sempre più scomoda e difficile. Da un lato, soprattutto negli ultimi tempi, non nasconde il suo distacco e la sua irritazione nei confronti di Hamas e, dall’altro, non può nemmeno nascondere la grande preoccupazione per l’effetto che i bombardamenti a Gaza, producono sull’opinione pubblica, non solo egiziana ma di tutti i Paesi arabi.
Nonostante il fermo controllo sui mass media esercitato dall’esercito israeliano, le reti televisive più seguite nel mondo arabo continuano infatti a mostrare all’opinione pubblica le tragiche scene delle scuole colpite, dei bambini uccisi e degli ospedali sempre meno in grado di curare i feriti.
La preoccupazione e la fretta dell’Egitto sono aumentate ulteriormente dopo il vertice di Doha (in Qatar) nel quale la presenza del leader della parte più estremista di Hamas (quella che risiede a Damasco ed è capeggiata dallo sceicco Khaled Meshaal) ha spinto i Paesi presenti verso posizioni sempre più dure ed intransigenti.
Il ragionato ottimismo che tre giorni fa il presidente egiziano mi esprimeva riguardo a una possibile tregua, doveva essere perciò tradotto in azione nel più breve tempo possibile. Questa è la ragione per cui è stato convocato con la massima urgenza il vertice di Sharm el Sheikh, vertice assolutamente necessario per porre termine alla tragedia di Gaza prima che tutto il vicino Oriente si infiammasse.
Non nascondiamo però il rischio contenuto nella convocazione di questo vertice di cui non sappiamo ancora definitivamente quale sarà il livello di partecipazione, anche se ci auguriamo che sia più ampio ed elevato possibile, proprio per la grandezza dei problemi che deve affrontare. La nostra speranza per il successo di questo vertice non può né deve nasconderne i limiti e soprattutto i problemi che lascerà in ogni caso aperti. La necessità che tutti i partecipanti avranno di giungere ad un accordo il più rapidamente possibile renderà infatti difficile una decisione efficace riguardo alla costituzione di una “forza di interposizione” capace da un lato di controllare il traffico di armi fra l’Egitto e Gaza, ma capace anche di permettere il flusso di merci di cui la città assediata ha necessità, flusso che negli ultimi mesi è arrivato con sempre maggiore difficoltà, imponendo penosi sacrifici a tutta la popolazione.
Ancora più complicato appare soprattutto il cammino verso una pace stabile e una “soluzione politica” del problema palestinese. La “guerra di Gaza” ha infatti radicalizzato ancora di più le posizioni, ha aumentato la spaccatura non solo fra Israele e la Palestina, ma anche all’interno dei palestinesi e, quello che è più grave, tra i diversi Paesi arabi.
C’è chi pensa, seguendo il vecchio principio del “divide et impera” che una ulteriore divisione tra i Paesi arabi possa facilitare la pace definitiva in Medio Oriente. Nulla è più sbagliato di questa ipotesi. Stando in Medio Oriente si deve infatti convenire che, in tempi nei quali da un lato incombe la minaccia del terrorismo e dall’altro la diffusione dei media è capace di infiammare in un attimo l’opinione pubblica, le crescenti divisioni del mondo arabo non sono in alcun modo un aiuto alla pace ma, all’opposto, rendono sempre più facile lo scoppio di un conflitto inarrestabile.
E l’esperienza ci dimostra che non sono certo le liti fra i Paesi arabi a garantire la sicurezza di Israele. É necessario perciò che le cosiddette grandi potenze tengano ben presente questo fatto e rifuggano dalla tentazione di ripetere il vecchio gioco che troppo volte ha innescato tensioni e guerre. Nel ribadire la calda ma non scontata speranza che l’incontro di oggi a Sharm el Sheikh ponga finalmente fine alla guerra di Gaza, non facciamoci illusioni sulla definitività e la stabilità di questa tregua.
Le cose in ogni caso partiranno da una situazione peggiore di quella di un mese fa. Ci auguriamo perciò che il nuovo presidente degli Stati Uniti, con lo stesso realismo di cui ha dato prova nella formazione del suo governo, sia capace di dare concretezza e significato al concetto di “dialogo che ha ripetutamente posto alla base della sua futura politica estera. Dialogo e “divide et impera” non sembrano infatti essere concetti fra di loro compatibili. Anche se in politica tutto è possibile.
Romano Prodi
La speranza del Pd che viene dal web
Durante questi ultimi mesi le note vicende giudiziarie e le diatribe interne al PD hanno messo a dura prova la capacità di sopportazione di moltissimi elettori democratici. Le elezioni europee e le amministrative sono alle porte; la sensazione è che purtroppo anche questa volta sarà una disfatta. Come evitarla? E soprattutto, se così fosse c'è da chiedersi: “sarà vero il detto che tutto il male non viene per nuocere?” Non basta attendere un regolamento di conti come fa qualcuno perché è inutile e dannoso; piuttosto sarebbe semplicemente opportuno capire subito le ragioni dell'attuale crisi. Per caso qualcuno crede che il PD abbia un problema di mancanza di consenso perché in Italia mancano persone di centrosinistra? Pensiamo che gli italiani sono diventati tutto ad un tratto tutti leghisti o di destra? No, cari amici. Non è così e la manifestazione del 25 ottobre ne è la chiara dimostrazione. L'elettorato democratico è molto esigente e variegato; potremmo banalizzare dicendo che è quello che non si riconosce nella sinistra marxista (allo sfascio) ma pretende qualcosa di nettamente diverso dal centrodestra. Questo elettorato è in crisi di identità perché fatica ad accettare di essere rappresentata da personaggi che attuano comportamenti contrari ai propri valori o che hanno interessi personali in conflitto con il bene comune. Il nodo di tutto sta proprio qui. Senza tanti giri di parole, il vero problema del Partito democratico è la non corrispondenza tra elettori ed eletti. I cittadini che hanno sostenuto per un decennio l'Ulivo sono quelli che chiedono di partecipare alla vita politica, chiedono primarie vere, chiedono di essere coinvolti nelle decisioni, chiedono onestà. La forza del Partito democratico sta nella capacità di parlare in maniera sincera e riconquistare chi ha creduto da anni alla sua realizzazione. Se c'è un avvicinamento a Di Pietro da parte di molti di noi, questo non avviene perché siamo diventati tutto ad un tratto dei giustizialisti. Accade perché l'Italia dei valori sta facendo un'opposizione più incisiva, perché ha il coraggio di criticare e raccogliere le firme contro il Lodo Alfano, perché non ha paura di parlare di conflitto di interessi! Sentire il segretario Veltroni che da mesi parla di “nuova stagione” e poi sceglie come candidati in parlamento quasi interamente signori che da parecchi anni fanno politica ai vertici dei DS e della Margherita, affiancandoli a radicali, industriali o figli di industriali ci fa semplicemente sorridere. Non è detto che nuovo sia garanzia di migliore, ma è certo che non ci fa piacere contribuire all'elezione di chi come Villari considera la poltrona come un qualcosa di imprescindibile. Cosa pretendere poi da coloro che come Rutelli o Marini, non più tardi di due, tre anni fa osteggiavano la nascita del PD? Cosa ci fa la signora Binetti nel Partito democratico? E Calearo? Sono questi i rappresentanti che i dirigenti del Pd credono che avremmo scelto se fossero state fatte delle primarie? Ce lo chiediamo in tanti. Non a caso sul web, ed in particolare su facebook, ogni giorno nascono decine di gruppi che chiedono un vero rinnovamento al Partito democratico. Nessuno vuole rese di conti fini a se stesse; tutti vogliono che riappropriarsi del diritto di avere un Partito che sappia parlare in modo diverso dal centrodestra e rappresentarne una vera alternativa capace di ritornare ad essere maggioranza nel Paese e in Parlamento.
Riguardo a Facebook mi permetto in conclusione di segnalare un gruppo che si chiama: “Quelli che vogliono vedere gente nuova nel Partito democratico”.
Il link è il seguente:
http://www.facebook.com/home.php#/group.php?gid=38526504636
Chiunque è registrato su facebook e volesse contribuire al dibattito è ben gradito.
Alessandro
Cosa sta succedendo alla sinistra italiana?
E' difficile dare una spiegazione logica se pensiamo che oltre alle difficoltà che sta incontrando il Partito democratico, travolto da indagini, lotte interne, correnti varie, a peggiorare la situazione ci si mettono pure i "compagni" dell'estrema sinistra oggi tra l'altro pure extraparlamentare.
Ieri hanno licenziato il direttore di Liberazione Sansonetti andando peraltro vicini ad una scissione che se non ora potrebbe realizzarsi in tempi molto brevi. L'egocentrismo di certi leader comunisti o post comunisti è arrivato a livelli impressionanti. Non ho parole... Sono fuori dal parlamento e anziché riorganizzarsi in maniera unitaria, anziché cercare di ripartire, magari anche facendo concorrenza al PD, oppure in alternativa collaborare e fare in modo che lo stesso Partito democratico sappia rispondere alle domande degli elettori di sinistra, loro cosa fanno?
Litigano, litigano, litigano e si dividono...
Si stanno scindendo in mille frantumi.
Ormai non so nemmeno quanti siano i partiti di ispirazione marxista.
Qualcuno sa indicarmene il numero? Sono 4, 6, 7 o quanti?
So che come direbbe il Divo Giulio Andreotti, altrettanto potrebbero dire i compagni rossi, ovvero "fatevi i fatti vostri"... ma a me una domanda sorge spontanea e vorrei una risposta da chi sa darmela:
"Dove vuole andare la sinistra in Italia? Vuole scomparire del tutto?"
Ditemi di no, dimostrandomi che mi sto sbagliando. Vi prego.
Alessandro
Qui di seguito riporto l'ultimo articolo scritto su "Liberazione da Sansonetti"


La canzone popolare
Alzati che si sta alzando
la canzone popolare
se c'e' qualcosa da dire ancora,
se c'e' qualcosa da fare
alzati che si sta alzando
la canzone popolare
se c'e' qualcosa da dire ancora,
ce lo dirÃ
se c'e' qualcosa da imparare ancora,
ce lo dirÃ
sono io oppure sei tu,
che hanno mandato più lontano
per poi giocargli il ritorno
sempre all'ultima mano
e sono io oppure sei tu,
chi ha sbagliato più forte
che per avere tutto il mondo
fra le braccia
ci si e' trovato anche la morte
sono io oppure sei tu,
ma sono io oppure sei tu
alzati che si sta alzando
la canzone popolare
se c'e' qualcosa da dire ancora,
se c'e' qualcosa da fare
alzati che si sta alzando
la canzone popolare
se c'e' qualcosa da capire ancora,
ce lo dirÃ
se c'e' qualcosa da imparare ancora,
ce lo dirÃ
sono io oppure sei tu
la donna che ha lottato tanto
perché il brillare naturale
dei suoi occhi
non lo scambiassero per pianto
e invece io lo vedi da te,
arrivo sempre l'indomani
e ti busso alla porta ancora
e poi ti cerco con le mani
sono io, lo vedi da te,
mi riconosci, lo vedi da te
alzati che sta passando
la canzone popolare
sono io, sono proprio io,
che non mi guardo più allo specchio
per non vedere le mie mani più veloci,
ne' il mio vestito più vecchio
e prendiamola fra le braccia
questa vita danzante
questi pezzi di amore caro,
quest'esistenza tremante
che sono io e che sei anche tu,
che sono io
e che sei anche tu
alzati che si sta alzando
la canzone popolare
alzati che sta passando
la canzone popolare
se c'e' qualcosa da dire ancora,
ce lo dirÃ
se c'e' qualcosa da capire ancora,
ce lo dirÃ
se c'e' qualcosa da chiarire ancora,
ce lo dirÃ
se c'e' qualcosa da cantare ancora,
si capirà .
![]()
-----------------![]()